Categorie: Editorial
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Rapporto ASviS: Italia al di sotto della media Ue per l’istruzione di qualità. Significativi gli effetti della Dad su apprendimento e competenze di studentesse e studenti. Aumentare gli investimenti pubblici dal 3,9% del Pil al 5%.   

Una panoramica sul Goal 4: a che punto siamo

Qualità degli apprendimenti e contrasto alla dispersione, strettamente dipendenti, rimangono gli obiettivi prioritari di intervento”. Queste le parole che emergono dal Rapporto ASviS 2022, dalla sezione che il documento dedica al Goal 4Istruzione di qualità”, Obiettivo dell’Agenda 2030 in cui la “strada da fare” è ancora molta, specialmente dopo la pandemia.

Secondo l’ASviS è necessario invertire la tendenza che ha acuito i divari socioculturali e territoriali degli ultimi anni, investendo in interventi efficaci di contrasto alla dispersione scolastica. I progressi di questo Obiettivo sono strettamente dipendenti dall’adozione di alcune riforme, incluse nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), come la formazione docenti, il rafforzamento degli Istituti tecnici superiori (Its), l’orientamento universitario, la promozione di politiche attive del lavoro e formazione, l’edilizia scolastica, il miglioramento dell’istruzione per la fascia 0-6 anni, “con la raccomandazione di adottare un’ottica sistemica e di integrazione delle risorse o di sinergie auspicabili”.

Nello specifico, si ritiene fondamentale fornire un’adeguata formazione degli insegnanti sui temi dell’inclusione, dell’educazione allo sviluppo sostenibile e della cittadinanza globale; inoltre, risulta necessario attivare i servizi sulla prima infanzia (laddove assenti) e investire sul diritto allo studio universitario. “Molto dipenderà dai decreti attuativi delle riforme, in fase di elaborazione”, si legge sul Rapporto.

Si rilevano infine le criticità di riforme (recentemente approvate) che sembrano disattendere le aspettative: in particolare, si sottolinea l’assenza nella Legge 79/2022 di una prospettiva di carriera che possa incentivare i migliori laureati a dedicarsi all’insegnamento.

 

L’Europa e il Goal 4

Tra il 2010 e il 2020 l’indicatore composito europeo relativo al Goal 4 mostra segni di miglioramento. In particolare, si registra un trend positivo dal 2010 al 2013, trainato dall’aumento della quota di laureati e dalla riduzione dell’abbandono scolastico. Dal 2013 in poi si assiste a un andamento sostanzialmente stazionario, dovuto alla compensazione tra il miglioramento di tutti gli indicatori analizzati, ad eccezione delle competenze di base in lettura, matematica e scienze, che peggiorano per tutto il corso della serie storica analizzata (2010-2020). In particolare, tra il 2012 e il 2018, le competenze in lettura subiscono una flessione di 4,5 punti percentuali, mentre quelle in scienze di 5,5. La quota di laureati, pur in crescita, rimane distante di 9,5 punti percentuali dall’obiettivo europeo del 50% previsto per il 2030; l’abbandono scolastico (pari al 9,9% nel 2020), invece, centra l’obiettivo del 10% previsto dallo Spazio europeo per l’istruzione, che va raggiunto entro il 2030.

Il Portogallo è il Paese che registra l’andamento più promettente tra il 2010 e il 2020 grazie alla diminuzione dell’abbandono scolastico e all’aumento del numero di laureati e diplomati. La Bulgaria e la Romania, invece, si posizionano nel 2020 agli ultimi posti, molto distanti dal resto dei Paesi Ue. L’Italia, mostrando miglioramenti in linea con la media europea tra il 2010 e il 2020, nell’ultimo anno disponibile si conferma ancora lontana dalla stessa. Ciò principalmente a causa di un più basso tasso di laureati (28,9% contro 40,5% della media Ue nel 2020) e di persone che hanno completato al massimo la scuola secondaria di primo grado (37,1%, contro 21% nel 2020 a livello europeo).

La lista completa degli indicatori di base sui quali sono costruiti gli indicatori compositi europei è consultabile qui.

 

L’Italia e il Goal 4

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L’indice composito italiano del Goal 4 evidenzia un andamento sostanzialmente positivo tra il 2010 e il 2021, in particolare tra il 2010 e il 2019 grazie all’aumento della quota di persone laureate o diplomate, alla riduzione dell’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione e all’aumento della quota di alunni e alunne disabili nelle scuole medie. Nel 2020 si assiste a una flessione negativa del composito, causata dagli effetti della pandemia (-0,9 punti percentuali nella formazione continua e +0,9 punti per l’abbandono scolastico), non compensata dalla sostanziale stabilità osservata nel 2021. Nell’ultimo anno analizzato, migliora la formazione continua (+2,7 punti percentuali rispetto al 2020) e si riduce l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione (-1,5 punti percentuali), ma si riducono anche le persone che leggono libri e giornali (-1,6 punti percentuali) e, per la prima volta dal 2010, si assiste a una riduzione significativa della quota di laureati (-1 punti percentuali).

Rilevanti inoltre i dati relativi alla quota di studentesse e studenti che non raggiungono le competenze di base in matematica, dove si registra un deciso miglioramento dal 2006 al 2009 (-7,8 punti percentuali), che però non trova riscontro negli anni successivi, dove tale tendenza positiva diminuisce, facendo stabilizzare l’indice vicino ai valori osservati nel 2009, e determinando una valutazione negativa del trend di breve periodo. Gli effetti della crisi pandemica e della didattica a distanza (Dad) non sono stati presi in considerazione dall’analisi, la cui serie storica termina nel 2018. Si prevede, anche in base all’andamento dei test Invalsi, un peggioramento delle competenze degli studenti negli anni 2020 e 2021.

Per quanto riguarda il Target sull’abbandono scolastico, l’Italia riporta un trend altalenante ma complessivamente positivo, registrando un miglioramento dell’indicatore di 1,6 punti percentuali dal 2018 al 2021. Nel 2020 il sistema d’istruzione ha risentito degli effetti della didattica a distanza, con un aumento dell’abbandono scolastico rispetto al 2019 di quasi un punto percentuale. Ma già nel 2021 si registra un miglioramento dell’indice, che dovrebbe consentire, se confermato nei prossimi anni, di raggiungere il target europeo.

In merito ai posti disponibili nei servizi educativi per l’infanzia, dal 2012 al 2019 si assiste a una crescita costante, anche se si rilevano forti disuguaglianze territoriali: al Sud è coperto il 15% di bambine e bambini, al Nord e Centro circa il 35%.

La lista completa degli indicatori di base sui quali sono costruiti gli indicatori compositi nazionali è consultabile qui.

 

Fonte: https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-13918/litalia-e-il-goal-4-meno-abbandono-scolastico-ma-calano-anche-i-laureati