Categorie: Editorial
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Mercoledì 22 marzo è la giornata dedicata ad un bene primario usato in certi contesti come arma di ricatto. L’Italia tra i Paesi che sprecano mentre le reti hanno falle intollerabili. Cosa fanno le grandi aziende

 

Che l’acqua sia un bene essenziale per la vita sulla terra è un assioma che uomini e donne conoscono da millenni. Che la sua disponibilità sia costante e senza spese è, invece, un equivoco della storia. Nel mondo si combattono battaglie per le captazioni e la distribuzione di acqua, sia per il consumo umano che per l’agricoltura. Sempre da millenni l’acqua viene usata anche come arma per affermare supremazie su popolazioni sottomesse. L’Africa è oggi il continente dove queste circostanze sono, purtroppo, molto attuali. Ma anche la guerra in Ucraina ci ha fatto vedere scene dove ci si è serviti delle condotte d’acqua, delle fonti d’origine, per sottomettere città e villaggi. Un perverso e odioso sfruttamento di risorse tra bombe e raid aerei. Per questo dall’Africa, dall’Ucraina e da altri posti del pianeta, la Giornata Mondiale dell’Acqua vuol dire rivendicazione di un diritto. L’Unione europea, certamente più fortunata, da un decennio ha approvato un piano per la protezione e la gestione delle risorse idriche. Nel 2020 ha aggiunto una direttiva sulla qualità delle acque destinate al consumo umano. Un approccio olistico con modelli di analisi e di gestione, come conferma il CNR. Nella direttiva ci sono due buoni propositi: la disponibilità-qualità dell’acqua che viene distribuita e la gestione delle reti di distribuzione. Avere le idee chiare in fatto di acqua e di servizio idrico non è affatto semplice, spiegano alla Hera, tra le maggiori aziende europee del ciclo integrato acqua e depurazione.

L’acqua si perde per strada: chi ripara ?

In Italia c’è un pó di confusione nei cittadini-clienti delle società. Da trent’anni le reti idriche sono gestite da aziende specializzate. Ma meno di un cittadino su due sa chi è il gestore del servizio nel proprio Comune. “Una distanza che va compresa e contestualizzata, ma soprattutto affrontata attraverso specifici percorsi di coinvolgimento, ascolto e dialogo” dice Donato Berardi, direttore del think tank di REF Ricerche. Eppure gli italiani consumano in media 220 litri di acqua al giorno contro i 165 della media europea. E sono anche ottimi clienti delle società delle acque in bottiglia. La filiera nazionale della distribuzione è molto lunga e lascia molto liquido per strada. Chi deve riparare le falle, fare investimenti ? Domanda a risposta variabile. Una legge organica per il riassetto del sistema degli anni ‘90 (Legge Galli) è fallita, abolita dal Codice dell’Ambiente. Anche in questo caso i risultati non sono all’altezza dei bisogni. La confusione aumenta. La Costituzione italiana stabilisce che l’acqua è un bene e un diritto umano universale. Un diritto sancito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e non sempre rispettato nel mondo, come dicevamo. La Giornata Mondiale è stata istituita proprio per ricordarlo sia nei paesi ricchi che in quelli poveri. Poi le differenze restano tutte, tranne i volontari che vanno a scavare pozzi o qualche società che va ad investire in aree critiche senza guadagnarci.

In Italia la definizione di acqua bene pubblico nel 2011 è stata assimilata a quella di bene non soggetto a regole commerciali e, quindi, è stato fatto un referendum. I movimenti per l’acqua pubblica richiamano spesso una risoluzione ONU del luglio 2010 da cui il diritto all’acqua “deve essere tutelato senza che ci siano penalizzazioni della gestione pubblica che privilegino un ricorso all’affidamento dei servizi pubblici locali ai privati non sempre giustificato e produttivo per la comunità”. Confusione al terzo stadio. Il principio ultragarantista citato dal WWF periodicamente finisce nelle mani della politica che ora lo dibatte, ora lo inserisce in norme che contrastano con altre norme o ne fa vessillo di propaganda.

La siccità oscura la Giornata Mondiale

In questo bizzarro climatico 2023, la giornata mondiale dell’acqua si sovrappone ad una crudele siccità. Il CNR ha spiegato che una percentuale di popolazione italiana – tra il 6% e il 15% – vive ormai in contesti di siccità severa. Ma dall’altra parte le condotte o gli umani l’acqua la sprecano pure. Diciamo che lungo la Penisola ci sono due spreconi: i tubi e le persone. Queste ultime, ovviamente, la buttano via solo se dai rubinetti esce, perché in tanti posti è razionata. Le società di gestione incassano i soldi delle bollette, dovrebbero investire per mettere a posto le perdite e quanto alla tariffe provvede l’Arera che riconosce un tot per sistemare le condotte. Perdite, sprechi e costialla fine compongono un cerchio che non si chiude mai. E poi c’è il distacco, un senso di oscuramento dalla società che ci fa pagare l’acqua. “Per un cittadino su sei – spiega ancora Berardi – il gestore si occupa solo della fornitura di acqua potabile. Meno di un cittadino su due sa che il gestore si occupa anche di controlli della qualità e della potabilità dell’acqua”. Confusione al quarto grado con la carenza di comunicazione che alimenta sospetti sulla fatturazione, sui consumi, sull’efficienza del servizio.

I progetti delle grandi aziende italiane

Le grandi aziende come Acea o Hera coprono la défaillance con siti web e documenti cartacei spediti a casa. Il Gruppo Hera, per esempio, gestisce dal prelievo alla potabilizzazione e distribuzione, dai sistemi fognari alla depurazione. Il suo piano industriale prevede investimenti per oltre 4,1 miliardi di euro fino al 2026. In occasione della Giornata Mondiale ha lanciato la campagna “L’acqua non finisce nello scarico”. Si spiega che dopo l’utilizzo si può recuperarla e rimetterla nell’ambiente. Acea insieme ai Carabinieri ha promosso l’iniziativa “Acea per la comunità” per informare le persone anziane sul risparmio idrico e sulle truffe. L’ultima indagine IPSOS dice che gli italiani hanno modificato le proprie abitudini domestiche. Usano la lavatrice in modo più accorto, badano ai costi, alla spesa generale, alla potabilità. Enea nell’ambito della transizione ecologica, ha diffuso un decalogo contro il dispendio idrico. Fuori dall’Italia ci sono altre iniziative ed appelli. In definitiva oggi è un giorno speciale per l’acqua, bene primario ed indispensabile. Ma è il caso di ricordare che il world day vale solo per chi ne dispone sempre e in condizioni di pace. Confidiamo nel 2024.

di Nunzio Ingiusto