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Italiani ai primi posti in Ue sull’Obiettivo, bene su rifiuti ed economia circolare. Rapporto ASviS: ora potenziare la filiera corta, aiutare i cittadini a cambiare mentalità e adottare una strategia sullo spreco alimentare.   

Una panoramica sul Goal 12: a che punto siamo

Il Rapporto ASviS 2022, rispetto al Goal 12 “Consumo e produzione responsabili” dell’Agenda 2030, mette in luce come nella Legge di Bilancio 2022 manchi una visione sistemica per la transizione in questo ambito, mentre sono presenti solo provvedimenti parziali e strumenti vecchi (plastic tax, bonus TV e decoder, intervento bollette).

Dal punto di vista della produzione, a giugno 2022 è stata adottata la nuova Strategia nazionale per l’economia circolare, che individua alcuni macro-obiettivi da conseguire entro il 2035: creare le condizioni per un mercato delle materie prime seconde in sostituzione delle materie prime tradizionali; rafforzare e consolidare il principio di responsabilità estesa del produttore; sviluppare una fiscalità favorevole per l’economia circolare; rafforzare la circolarità dei prodotti; sviluppare e diffondere metodi e modelli di valutazione del ciclo di vita dei prodotti, dei sistemi di gestione dei rifiuti e dei relativi effetti ambientali complessivi; migliorare la tracciabilità dei flussi di rifiuti; educare e creare competenze nell’ambito pubblico e privato in materia di economia circolare.

Il Rapporto ricorda che la produzione responsabile delle aziende deriva da una cultura moderna e dalla consapevolezza della convenienza della sostenibilità, ma le imprese possono poco se i consumatori non cambiano i loro atteggiamenti di consumo e investimento: solo un profondo cambiamento di mentalità, cultura economica e capacità gestionali può aiutare le imprese in una trasformazione così impegnativa.

In merito al tema dei rifiuti, l’Italia fa registrare una costante crescita del tasso di riciclaggio di quelli urbani, il documento segnala però la mancanza di una normativa per la gestione ecocompatibile delle sostanze chimiche e la necessità di ripensare gli interventi per incentivare i consumatori a ridurre l’utilizzo di plastica e imballaggi.

Nel 2022 il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha approvato il Bando Sprechi Alimentari, che finanzia progetti innovativi relativi alla ricerca nel campo dell’etichettatura dei prodotti alimentari, della loro shelf life, dell’imballaggio e della riduzione delle eccedenze alimentari.

Altro provvedimento degno di nota è la nuova Direttiva europea sul reporting di sostenibilità, approvata lo scorso 30 giugno dal Consiglio europeo, che ne estende in misura molto significativa l’applicazione. In Italia, questa porterà alla pubblicazione di 4-5mila report di sostenibilità a fronte delle circa 200 Dichiarazioni non finanziarie attuali. Tuttavia, a livello nazionale, non risultano provvedimenti né iniziative attuative e le organizzazioni attualmente attive sul tema non sembrano in grado di affrontare da sole il tema.

Con la proposta di Direttiva europea per una due diligence sui diritti umani, pubblicata a fine febbraio 2022, si è fatto un primo e importante passo per indurre le aziende a rendere conto degli impatti delle loro filiere anche nei Paesi del Sud globale. Tale proposta è attualmente in discussione presso la Commissione europea.

Infine, i nuovi Criteri ambientali minimi (Cam) hanno introdotto il criterio di acquisto di prodotti provenienti dal commercio equo e solidale per mense scolastiche, ospedaliere, carcerarie e per le caserme. Questo significa che, al criterio di sostenibilità ambientale e del biologico, si è aggiunto quello della sostenibilità sociale. Tuttavia, il grave ritardo nell’applicazione concreta dei Cam da parte di molte amministrazioni pubbliche richiede di attivare politiche di promozione, controllo e rendicontazione.

 

L’Europa e il Goal 12

A livello europeo, l’indice composito per il Goal 12, ad eccezione del 2011, registra un costante andamento positivo. I miglioramenti più significativi, tra il 2010 e il 2020, riguardano la circolarità della materia, che migliora di 2 punti percentuali, e il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani, che passa dal 38% al 47,8%. L’unico indicatore che peggiora il proprio livello tra il 2010 e il 2018 è quello relativo alla produzione di rifiuti, che cresce del +5,8%.

Rispetto ai Paesi, Slovenia e Italia sono quelli che migliorano di più tra il 2010 e il 2020, grazie principalmente all’aumento della quota di raccolta differenziata e della circolarità della materia (rispettivamente +6,4 e +10,1 punti percentuali), mentre la Romania fa registrare la variazione peggiore. L’Italia si posiziona, nel 2020, sopra al livello medio europeo e al secondo posto dietro all’Olanda, grazie a un più alto tasso di circolarità della materia (21,6% contro 12,8% in Ue), a una maggiore produttività delle risorse e a un più basso consumo di materia pro-capite.

La lista completa degli indicatori di base sui quali sono costruiti gli indicatori compositi europei è consultabile qui.

 

L’Italia e il Goal 12

 

A causa dell’indisponibilità di dati per l’anno 2021, l’indice composito del Goal 12 a livello italiano è calcolato fino al 2020. Si evidenzia un andamento positivo lungo tutta la serie storica analizzata, in particolare, tra il 2010 e il 2020, la quota di rifiuti urbani differenziati aumenta di circa 28 punti percentuali, passando da 35,3 nel 2010 a 63 nel 2020.

Nello stesso periodo quasi raddoppia la circolarità della materia, passando da 11,5% a 21,6%, mentre il tasso di riciclaggio passa dal 31% al 51,4%. Inoltre, tra il 2019 e il 2020 i rifiuti prodotti pro-capite passano da 503,4 a 488,5 kg/per abitante.

La lista completa degli indicatori di base sui quali sono costruiti gli indicatori compositi nazionali è consultabile qui.