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Sabato la Ue era pronta a lasciare il negoziato se non si fosse giunti a un “accordo accettabile” sul Loss&Damage: da qui l’avvio del “muro contro muro” finale. Che però non ha ottenuto i risultati sperati, affermando scarsi passi avanti sul fronte della mitigazione e lasciando l’Unione europea “vincitrice” solo a metà

Una nottata e un’ultima giornata di trepidazione, alla COP27 di Sharm el Sheikh, ma alla fine l’Accordo è arrivato. Anche se non per tutti è un successo.
La Cover decision finale della Conferenza delle parti Onu sul clima (SCARICA QUI IL TESTO ORIGINALE) oggi mette sul piatto – quali che siano le valutazioni di merito – impegni e programmi, ma il testo non era un risultato scontato. Su di esso si è giocata infatti una estenuante trattativa che proprio nelle ultime battute del Summit si è temuto potesse fallire. Ma ripercorriamo quanto avvenuto in conclusione dell’evento, per capire meglio il “difficile parto” che ha portato a un compromesso non globalmente gradito. 

Insomma: avendo scatenato l’opposizione compatta del G77 e della Cina, un fronte troppo ampio per aprire contrasti, all’Ue non era rimasto che cedere. Ma la scelta è stata di farlo solo a certe, precisissime “condizioni”. Quali?

  • Il fondo doveva essere destinato solo ai paesi più vulnerabili, quindi non a tutti i paesi in via di sviluppo (fra i quali risultano ancora superpotenze come Cina e India);
  • Doveva essere finanziato dalla più ampia base di donatori, quindi anche dalla Cina, che invece voleva scaricare l’onere solo sull’Occidente;
  • Punto cruciale: in cambio del suo sì al fondo, l’Ue chiedeva che alla COP27 si confermassero tutti gli ambiziosi impegni di mitigazione del cambiamento climatico presi l’anno scorso alla COP26 di Glasgow.

Quest’ultimo punto merita di essere approfondito. L’Unione europea, in particolare, chiedeva che il Summit egiziano mettesse nero su bianco la conferma dell’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali. Un vincolo, lo sappiamo, non gradito alla Cina, che ha intrapreso un processo di graduale decarbonizzazione, ma mira a non prendere troppi impegni in merito di fronte al mondo.

La bozza e il “muro contro muro”

La svolta è avvenuta dopo la pubblicazione, avvenuta nella notte fra venerdì e sabato da parte della presidenza egiziana, di una bozza sui Loss&Damage che non teneva conto della proposta europea. L’Unione a quel punto ha deciso mostrare i muscoli, minacciando il fallimento delle trattative. Una scelta strategica vincente, davanti alla quale la Cina e il G77 hanno infine detto sì, accettando di indicare nel documento finale che i destinatari degli aiuti saranno i Paesi più vulnerabili, e che sarà ampliata la platea dei donatori.

L’ultimo sprint, poi la delusione finale

Ma la partita non era ancora chiusa: nella serata di sabato, rimaneva infatti da definire la terza condizione posta dall’Ue, ovvero la salvaguardia del target di 1,5 gradi di riscaldamento massimo fissato a Glasgow. E dunque eccoci all’ultima estenuante tranche di negoziati, davanti al punto che ha destato quel “senso di delusione” poi unanimemente proclamato sia dall’Ue sia dall’Onu.

Messa di fronte a pesanti richieste di impegno sul fronte della mitigazione, la COP27 – con la Cover Decisionpubblicata domenica mattina – ha infine confermato l’impegno secondo cui  il mondo deve puntare ad una limitazione dell’aumento della temperatura media globale ad 1,5 gradi. Ma senza andare oltre. Il testo finale si limita infatti a riproporre la formulazione contenuta nell’Accordo di Parigi: “Occorre limitare l’aumento nettamente al di sotto dei 2 gradi e proseguire gli sforzi per rimanere il più possibile vicini agli 1,5″, chiarendo che “gli impatti dei cambiamenti climatici saranno molto più limitati se si centrerà l’obiettivo degli 1,5 gradi”.

Sul fronte mitigazione, poi, nessun vero risultato concreto. Per quanto riguarda l’abbandono del carbone, la fonte fossile in assoluto più dannosa per il clima, i passi in avanti sono stati decisamente scarsi. Il testo si riduce a chiedere di “accelerare gli sforzi per una riduzione progressiva dell’uso senza sistemi di recupero della CO2nonché di “eliminare le sovvenzioni “non efficaci” ai combustibili fossili”. Inoltre, chiede di accelerare una transizione giusta verso le energie rinnovabili, mentre risulta respinta la richiesta delle nazioni che chiedevano di menzionare anche la necessità di una riduzione (phase down) dallo sfruttamento di petrolio e dal gas.
Esattamente quanto avrebbe voluto l’Ue, ma non ha ottenuto.

La delusione del ministro Pichetto

“Dopo negoziati lunghi e difficili, il risultato più evidente di questa Conferenza è la creazione di un fondo per sostenere i Paesi più vulnerabili per affrontare le perdite e i danni conseguenti al verificarsi di eventi climatici estremi. Meno soddisfacenti sono stati i risultati ottenuti sul fronte cruciale delle azioni di mitigazione, dove si è probabilmente persa un’occasione importante per incrementare l’ambizione”. Lo ha detto in un comunicato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto (FI).

Qui la registrazione completa della plenaria di chiusura, tratta dal canale YouTube di UN Climate Change:

Fonte: https://www.esg360.it/

 

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