Categorie: Editorial
Tipo di Contenuto:
Tempo di lettura: 3 minuti

«Il convitato di pietra del settore del lusso è la sostenibilità, che fino a dieci anni fa non esisteva o quasi». Combinare la crescita economica con la salvaguardia delle risorse e delle condizioni di vivibilità del pianeta fa parte del corredo di Simone Bernard de la Gatinais, origini francesi, radici siciliane, laurea in legge a Palermo, master al King’s College a Londra. Con queste carte nel 1997 è entrata a fare parte della squadra di Chiomenti, dove nel 2011 è stata nominata partner dello studio. In veste di avvocato di affari ha seguito da vicino l’evoluzione del lusso, il passaggio di alcuni storici marchi italiani sotto gruppi internazionali e il cambio di pelle da un modello di attività artigianale a quello di imprese globali. Di pari passo è cambiato il suo mestiere.

«Nella valutazione di un’azienda del lusso il lavoro di analisi non si limita più al marchio, alla grandezza comunicativa del brand, ma richiede un approfondimento dettagliato su quanto il marchio stesso sia corrispondente ai temi legati alla sostenibilità — spiega Bernard de la Gatinais —. Una volta seduti a un tavolo quando inizia la discussione oltre che guardare i contratti di distribuzione è necessario concentrarsi sui contratti con i fornitori. C’è un’attenzione scrupolosa sulla supply chain per verificare, per esempio, come lavorano e come sono contrattualizzati i fornitori di lana, cotone e cachemire. In quei contratti deve essere dettagliato l’obbligo di aderire a numerosi standard qualitativi legati al rispetto dell’ambiente e delle persone. Anche perché — dice de la Gatinais — spesso in occasione di convegni e seminari viene ripetuto che la moda è il settore più inquinante dopo quello dell’oil and gas».I ruoli

Gli avvocati sono, insomma, obbligati a orientarsi nel mondo delle direttive in materia Esg (Environmental, social, governance). «L’amministratore di una società lavora per il beneficio degli azionisti massimizzando il profitto, ma tutto questo deve avvenire secondo un modello sostenibile. Noi come avvocati svolgiamo un ruolo da advisor delicato e al contempo molto stimolante, affiancando le imprese nel definire policy aziendali e modelli contrattuali che, nel contesto normativo anche europeo, possano aiutare le imprese a perseguire un successo sostenibile».

Sul tema del green washing, la partner di Chiomenti ammette: «La comunicazione green agli occhi del mondo è una grande tentazione. Condivido l’orientamento che introduce degli indicatori di prestazione verificabili e misurabili. Un ulteriore strumento per evitare inganni è stabilire che, nell’ambito delle politiche di remunerazione del top management, una quota della parte variabile degli stipendi sia legata al raggiungimento di obiettivi Esg misurabili; e questo non solo per le società quotate. Solo così consegneremo alle nuove generazioni un mondo migliore».

Nell’attesa il settore del lusso proseguirà il proprio corso. «Il comparto fashion e luxury è passato da un mondo connotato da artigiani a un universo di grandi imprenditori, dove un ruolo fondamentale è svolto da giganti del settore come Lvmh e Kering. Un esempio è la maison Emilio Pucci, che da azienda sartoriale diventa brand globale». Il contratto di vendita della maison fiorentina ai francesi di Lvmh è uno dei tanti che porta la firma di de la Gatinais. «In questi anni lo Studio ha assistito numerose famiglie nella vendita delle loro case di moda, penso alle assistenze prestate alla famiglia Bulgari e alla famiglia Loro Piana. Una delle prime operazioni a cui ho partecipato è stata la cessione di Moschino ad Alberta Ferretti. Qualche tempo dopo ho assistito la famiglia Pucci nell’operazione di vendita dell’azienda al gruppo Lvmh e Allegra Versace nella vendita al gruppo Michael Kors. Il ruolo dell’avvocato in queste operazioni è seguire i venditori in passaggi inevitabilmente complicati, perché passare la mano può essere molto traumatico da un punto di vista emotivo. Le aziende erano parte della famiglia stessa, i marchi portavano il loro nome e ne connotavano la storia e l’identità. Si aggiunga la necessità di disciplinare l’utilizzo del nome di famiglia con il diritto dell’acquirente di poterlo sfruttare commercialmente nel marchio. Il lavoro dell’avvocato è molto articolato e richiede valutazioni non solo di natura legale: serve grande capacità di mediazione».

 

Fonte: https://iusletter.com/oggi-sulla-stampa/avvocati-green-il-lusso-esg-cambia-le-regole/