Ogni giorno respiriamo veleno e fingiamo che vada tutto bene. L’Italia è un Paese in coda ormai: oltre 1 miliardo di ore perse nel traffico, 22 miliardi di euro bruciati ogni anno. Una finanziaria intera sprecata al volante, spesso di auto vecchie e inquinanti. Milano, Roma, Torino e le altre grandi città concentrano oltre l’80% delle ore perse. Ma lo smog dilaga poi nei comuni vicini. Parliamo tanto di decarbonizzazione, ma le nostre strade restano tra i luoghi più carbonizzati del Paese. Ci passiamo giornate intere.

L’ultimo Rapporto dell’Osservatorio SUNRISE del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile MOST fotografa una situazione allarmante: mobilità stradale, traffico, impatto ambientale, costi delle tecnologie. Dati preziosi per le politiche pubbliche. Ma a che serve la fotografia, se nessuno cambia la scena?

Il dato più scomodo del Rapporto riguarda i piccoli centri: oltre la metà dei nostri chilometri percorsi in auto si concentra nei comuni sotto i 50 mila abitanti. Sono responsabili di circa il 52% delle emissioni di CO₂ delle auto, facendoci dire che il problema non è solo delle metropoli, è ovunque.

“SUNRISE ci permette di osservare con un dettaglio senza precedenti la mobilità stradale e di individuare dove si concentrano emissioni e ritardi”, dice Ennio Cascetta, coordinatore scientifico dell’Osservatorio. “Vogliamo mettere questi dati al servizio delle decisioni pubbliche e degli operatori, per costruire politiche più efficaci e vicine ai bisogni dei territori”. Impossibile non essere d’accordo, ma ci sentiamo molto soli. La politica non l’avvertiamo vicina. Gianmarco Montanari, Direttore Generale di MOST, rincara la dose: “I dati del Rapporto evidenziano come la transizione verso una mobilità più sostenibile richieda interventi mirati, capaci di affrontare le criticità legate alla congestione stradale, al rinnovo del parco veicoli e alla riduzione delle emissioni. Il lavoro di MOST serve a offrire evidenze scientifiche solide, su cui costruire politiche e investimenti efficaci”. Le evidenze scientifiche, dunque, ci sono; le soluzioni anche, manca chi decide.

Da anni l’Italia colleziona rapporti, convegni e buoni propositi, poi mette tutto in un cassetto: parco auto tra i più vecchi d’Europa, trasporto pubblico inadeguato, incentivi a singhiozzo, nessuna visione. “E io pago…” ricordate? Lo studio – non l’unico, invero – dovrebbe servire a cambiare le cose. Ma su tempi e modi per intervenire, il silenzio è assordante. Lo rompe il rombo di motori asfissianti.

di Nunzio Ingiusto