Insegnare a Beira rappresenta un’experience profondamente coinvolgente e unica. In questo contesto, l’istruzione universitaria non viene vissuta dagli studenti come un mero dovere sociale, bensì come un reale e straordinario privilegio. Chi si addentra in questa realtà accademica percepisce immediatamente un livello di ascolto e di attenzione fuori dal comune, alimentato dalla consapevolezza dei giovani di trovarsi di fronte a una straordinaria opportunità di riscatto.

Tuttavia, formare i futuri medici all’interno di una Facoltà di Medicina richiede lo sviluppo di competenze, attitudini e metodologie didattiche radicalmente differenti rispetto a quelle impiegate dal clinico per curare il singolo paziente in corsia. Se questo divario metodologico è evidente in ogni contesto accademico, esso si amplifica drammaticamente quando si opera in un paese in via di sviluppo. In contesti caratterizzati da limitazioni logistiche, scarsità di risorse e specifiche complessità ambientali, le scelte pedagogiche non possono limitarsi a replicare passivamente i modelli occidentali. Diventa invece indispensabile superare il tradizionale modello della lezione frontale incentrato sulla figura del docente per esplorare vie didattiche complementari e innovative. Queste metodologie sono essenziali affinché la tutela della salute non rimanga una sterile teoria teorica, ma si traduca in azioni concrete ed efficaci per la società.

L’educazione medica, in questa prospettiva, non può considerarsi neutrale. Come teorizzato dal celebre pedagogista Paulo Freire, ogni azione didattica può limitarsi a riprodurre lo status quo oppure stimolare un pensiero critico orientato alla trasformazione attiva della realtà. Nell’ambito della salute globale, l’insegnamento si configura come una vera e propria pratica di trasformazione sociale, implicando un chiaro posizionamento etico a favore del bisogno di salute delle popolazioni più vulnerabili. Questo posizionamento deve coniugare la teoria scientifica, l’etica professionale e la pratica clinica quotidiana, tenendo fermo il principio che l’università ha il compito primario di servire le necessità della collettività piuttosto che le dinamiche del mercato.

Per attuare questo cambiamento, è necessario scardinare la classica relazione didattica verticale a favore di un approccio “studente-centrico”, in cui lo studente assume un ruolo attivo e primario nel proprio percorso di apprendimento. L’adozione di metodologie attive condotte a piccoli gruppi e basate sull’apprendimento autodiretto (Self-Directed Learning) permette di favorire un apprendimento profondo, promuovere lo sviluppo del pensiero critico rispetto alle fonti scientifiche, abituare al confronto clinico e preparare i futuri professionisti all’apprendimento permanente (lifelong learning), rendendoli capaci di adattarsi alla complessità e alla mutevolezza delle problematiche sanitarie globali.

Questo rinnovamento metodologico è intimamente legato ai paradigmi proposti dalla Rete Italiana per l’Insegnamento della Salute Globale (RIISG), i quali ridefiniscono il ruolo del medico e della medicina stessa all’interno della società contemporanea. I cardini di questa visione includono:

  • La medicina come pratica etica: Concepire la medicina come una mera attività scientifica neutrale è riduttivo e concettualmente errato. Essendo una pratica umana, ogni decisione e azione clinica esprime un insieme di significati e fini che recano intrinsecamente una valenza morale. L’insegnamento medico deve pertanto essere strutturato a partire da una prospettiva etica, preparando futuri professionisti dotati di strumenti conoscitivi e morali adatti a operare come cittadini consapevoli.
  • Il “nuovo generalismo” contro l’iperspecializzazione: L’impostazione accademica tradizionale, spesso iper-specialistica e frammentata, rischia di ridurre il medico a un mero tecnico competente, allontanandolo dai reali contesti di vita delle persone. Il “nuovo generalismo” propone invece un approccio ampio, capace di ricollocare la salute e la malattia all’interno del contesto sociale ed economico della vita dei pazienti, permettendo di comprendere appieno i fattori che ne influenzano il benessere.
  • La necessità di “scelte sagge”: In un contesto di diffusa povertà e di risorse limitate, l’aumento delle possibilità diagnostiche e terapeutiche rischia di generare falsi bisogni e sprechi economici. Diventa pertanto un imperativo etico formare i futuri medici al concetto di limite, insegnando loro a operare scelte sagge ed eticamente fondate per l’allocazione strategica delle risorse, lottando attivamente contro la corruzione e i conflitti di interesse.
  • La responsabilità sociale: Di fronte alle profonde disuguaglianze nella distribuzione globale delle patologie, i medici e tutti gli operatori sanitari non possono limitarsi alla cura clinica individuale. Essi hanno il dovere etico e sociale di confrontarsi con i diversi settori della società civile alla ricerca del bene comune e dell’equità nell’accesso alle cure.

La cooperazione tra l’Università Cattolica del Mozambico e Medici con l’Africa CUAMM incarna pienamente questi principi. Attraverso l’invio di docenti e il sostegno agli studenti, questa collaborazione ha permesso la laurea di ben 457 medici mozambicani dal 2004 a oggi. Il progetto di sviluppo delle competenze pratiche e tecnologiche a Beira non risponde a una logica di sterile importazione tecnologica, ma si inserisce in questo profondo disegno pedagogico. L’acquisizione di abilità cliniche avanzate tramite la simulazione, prima di operare direttamente sui pazienti, tutela la sicurezza delle cure e promuove un modello formativo etico e all’avanguardia. In quest’ottica, la formazione dei formatori e lo sviluppo del capitale umano locale rappresentano la chiave per garantire l’autonomia e la sostenibilità del sistema sanitario mozambicano, tenendo viva la prima e fondamentale missione di ogni medico: formare un altro medico.

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di Stefano Merigliano
Professore Ordinario di Chirurgia Generale.
Presidente della Scuola di Medicina.
Direttore Clinica Chirurgica 1 presso Università degli Studi di Padova.