L’uso dell’intelligenza artificiale nel lavoro giornalistico continua a suscitare forti perplessità tra coloro che ancora leggono i giornali. Il mondo viene raccontato continuamente da milioni di persone dotate di strumenti potentissimi e ad ogni ora del giorno ci facciamo i conti.  Milioni di utenti si rivolgono ai chatbot per cercare notizie, chiarimenti e approfondimenti, gonfiando ( non è un dettaglio) i fatturati delle Big company. Le notizie pubblicate dai giornali, tuttavia, non hanno perso del tutto il proprio valore.  Gli editori se ne sono accorti e la categoria dei giornalisti si fermi  a riflettere e non dia nulla per scontato lo spettro della disoccupazione . È in partita contro i chatbot ? È l’ora di prendere le contromisure. Non sia pigra perchè c’è un perchè.

L’occasione  è il terzo rapporto sull’IA generativa realizzato dal Reuters Institute. Tra  agosto e settembre ha condotto un’indagine online in nove Paesi : Argentina, Australia, Danimarca, Finlandia, Francia, Giappone, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti. Sono Paesi con un livello medio alto di lettura di giornali cartacei e on line. C’è un’opinione pubblica mediamente ben informata sui fatti della politica, della cronaca, dell’economia, dello sport e quindi sono un buon campione globale per l’informazione.

Secondo i dati Reuters, ripresi anche dall’Agenzia Ansa, l’impiego dell’IA generativa per reperire informazioni ha avuto una progressione costante negli ultimi anni, passando dall’11% del 2024 al 24% del 2025, fino a toccare il 38% nel 2026. Più di un terzo navigando si informa, pagando canoni adatti a più tasche. Cosa cercano ? Informazioni generali, consigli, nuove idee, sintesi di testi. Le piattaforme sono aumentate a fronte di investimenti miliardari e radicati ormai in tutto il mondo e non più solo negli Usa. ChatGPT si conferma leader di mercato, seguito nell’ordine da Gemini, Copilot e Claude. Tra di loro l’output informativo diventa parte di un tutto dove si trovano risposte ad ogni quesito, soluzioni a problemi pratici, indicazioni comportamentali, azioni da intraprendere. Il giornale come veicolo unico di conoscenza quotidiana è un peso accessorio di cui si può anche fare a meno. Ma non tutto luccica.

Notizie via IA: un fenomeno di nicchia ma in espansione
Il report del Reuters Institute, dedica un focus speciale al rapporto tra l’intelligenza artificiale e il settore dell’informazione. Il settore è quello su cui si gioca la straordinaria partita dell’orientamento sociale e politico del pubblico.Ci marciamo spediti spesso cadendo nella trappola dei pesci pilota della politica, dell’economia e del mondo giusto. L’utilizzo degli strumenti di IA per accedere direttamente alle notizie  “rimane un’attività di nicchia, ma è in crescita”. Siamo ad un incrocio epocale. Tra chi usa l’IA per informarsi, l’esigenza principale è quella di “porre domande di approfondimento su una storia” (49% degli intervistati) piuttosto che  “ricevere gli ultimi aggiornamenti”  o avere “certezza della fonte” della notizia. Quest’ultima negazione colpisce al cuore il giornalismo professionale che combatte i social media e le fake news proprio assicurando al lettore la verifica della notizia. La tendenza rilevata dalla ricerca è un campanello d’allarme per chi pratica il giornalismo, per tutti coloro che costruiscono la narrazione su dati di fatto oggettivi. I giornalisti usano certamente l’IA, ma non devono restarne schiacciati, anche se di casi di giornali prodotti con  l’intelligenza non umana se ne contano a decine. La professione cambia se destruttura gli algoritmi e si pone all’inizio del racconto le domande che il lettore si fa nella lettura di un articolo. L’approfondimento da il “là” al racconto.

La diffidenza verso le redazioni “automatizzate”
Ma la ricerca dice anche che se da un lato cresce l’interazione del pubblico con i chatbot, dall’altro c’è la contrarietà all’ingresso smisurato dell’IA nel lavoro redazionale. Solo il 12% degli intervistati dichiara di sentirsi a proprio agio con notizie generate interamente da algoritmi. Il  19% si sente più tranquillo  quando è garantita la supervisione di un giornalista umano. Si tratta di dati sostanzialmente stabili rispetto alle rilevazioni del 2024 ma che vanno tenuti in considerazione. L’orientamento del pubblico cambia a favore dell’IA quando questa viene impiegata per mansioni di supporto tecnico, come la traduzione dei testi o la correzione grammaticale.

Nel complesso, la percezione generale degli utenti è che l’intelligenza artificiale renderà la produzione di notizie più economica e tempestiva, ma allo stesso tempo meno trasparente e meno affidabile. Si può partire da questi timori per portare l’informazione su strade tecnologicamente avanzate ma rispettose dei bisogni dei lettori, della necessità di essere informati secondo regole deontologiche condivise anche dai fruitori. Più misteri e opacità ci sono nel lavoro giornalistico più perde la centralità del lavoro, garanzia di democrazia. Opportuno aprire le porte delle redazioni, mediare i linguaggi e le incongruenze della società, costruire un autentico citizen journalism, partecipativo, prima che gli esclusi scelgano preoccupanti scorciatoie.

 

Fonte: https://www.italianotizie24.it/lia-nellinformazione-non-convince-i-lettori/

 

di Nunzio Ingiusto