Lo scorso 1 ottobre 2026 il Policlinico Gemelli di Roma ha annunciato il primo caso al mondo di iniezione attraverso la pelle di una colla biologica radioattiva in una donna di 63 anni affetta da tumore al pancreas. Obiettivo: fermare e ridurre la massa tumorale, così da rendere la paziente operabile. La colla radioattiva, contenente particelle di ittrio-90, si chiama Yntradose® ed è prodotta dalla start up italiana BetaGlue Therapeutics. L’intervento, durato un’ora, non ha riscontrato controindicazioni nelle successive 24 ore e nei successivi 7 giorni. A realizzarlo, il professor Roberto Iezzi, direttore della radiologia interventistica di Fondazione Policlinico Gemelli.
Si tratta, questa, di un’operazione mini-invasiva che rientra nella fase 1 di sperimentazione di Yntradose®, denominata early feasibility study, a cui partecipano altri due paesi europei: Belgio e Gran Bretagna. Nel corso del mese di ottobre verranno trattati altri pazienti con la medesima tecnica; il processo di reclutamento e sperimentazione permetterà di avvicinarsi alla successiva fase 2, in cui si valuteranno i dati raccolti sulla base del trattamento e stabilire se la tecnica di cura tumorale potrà essere via via diffusa agli altri pazienti affetti da tumore al pancreas.
Ciò che balza all’occhio è la pratica poco invasiva – che comunque non sostituisce la chemioterapia classica, ma la integra – che permetterebbe di rendere operabile i e le pazienti affetti da tumore al pancreas, la cui diagnosi è difficile e spesso individua il carcinoma in uno stadio avanzato, e quindi non asportabile chirurgicamente. Il trattamento si definisce ‘neoadiuvante’, cioè disposto ai malati di cancro prima di una operazione chirurgica o di una radioterapia, e sembra aprire una nuova prospettiva nella cura di queste malattie. Yntradose®, infatti, non è l’unico esempio di colla radioattiva al vaglio delle sperimentazioni mediche e non è una novità degli ultimi giorni.
Già nel 2016 un gruppo di ricercatori della Duke University avevano sperimentato su modelli animali un idrogel radioattivo a base di polipeptidi. Si trattava di una ricerca preclinica, dove il radioisotopo utilizzato era lo iodio-131, e non l’ittrio-90 usato dalla start up italiana e dalle altre sperimentazioni intercontinentali. Lo studio però non passò mai a una fase in cui fosse coinvolti esseri umani. Un altro studio sperimentale e preclinico del 2020 testimonia il tentativo di iniettare in masse tumorali solide elevate dosi di un composito polimero di ittrio-90; anche questo studio però non venne perseguito.
L’esempio più simile a Yntradose® viene dagli Stati Uniti e si chiama RadioGel. Sviluppato da Vivos Inc., RadioGel è un idrogel iniettabile che utilizza particelle di ittrio-90 ed è progettato per essere depositato in masse tumorali rilevate nella tiroide. Lo scorso 6 luglio, l’azienda è stata autorizzata dalla Food & Drug Administration statunitense a iniziare uno studio clinico di fattibilità sull’essere umano (che rimane, dunque, una fase di sperimentazione ben lontana dal fornire dati clinici attendibili e solidi).
Nonostante le differenze di metodo e di obiettivi, i due gel sono concettualmente simili e prevedono di trattare i tumori con la stessa idea: poter localizzare l’intervento e di rendere un’operazione chirurgica fattibile, grazie alla regressione del carcinoma. Il panorama che si apre, dalla presa visione degli studi sopra riportati, è di una ricerca medica che mira a localizzare i propri interventi, cercando di preservare il resto del corpo. Iniettare una sostanza nel corpo non è l’unica strada battuta dai ricercatori: per quanto riguardo l’ambito oncologico, altri tre filoni di ricerca altrettanto importanti riguardano gli ultrasuoni focalizzati, i campi elettrici antitumorali e la terapia fotodinamica (la quale utilizza laser per colpire il tumore). Allargando ancora di più lo sguardo sul fronte tecnologico, l’intelligenza artificiale al servizio della diagnosi è già una realtà, mentre lo saranno presto le nanotecnologie, che permetterenno interventi ancora più mirati e precisi.
La colla radioattiva è e non è ‘solo’ un primo esempio, ma un ulteriore passo verso un’innovazione sanitaria che promette di essere rivoluzionaria
di Damiano Martin 