Centoventi anni per colmare il divario tra uomini e donne. E intanto, l’economia dell’intelligenza artificiale rischia di costruire nuove disuguaglianze.
Una bambina nata oggi potrebbe attraversare tutta la propria vita senza vedere raggiunta la parità tra uomini e donne. È il significato più concreto della stima del Global Gender Gap Report 2026: al ritmo di progresso osservato negli ultimi vent’anni, servirebbero ancora 120 anni per chiudere il divario globale. Una proiezione che possiamo cambiare, ma che racconta anche quanto lentamente stiamo cambiando. (weforum.org)
Nello stesso tempo immaginiamo macchine capaci di scoprire farmaci, creare fabbriche autonome, organizzare missioni su Marte. Per la tecnologia ragioniamo in mesi; per l’uguaglianza, in generazioni. Questa distanza rivela qualcosa delle nostre priorità: sappiamo accelerare ciò in cui investiamo, mentre lasciamo al tempo il compito di correggere ciò che ci scomoda.
Il rapporto del World Economic Forum fotografa un mondo che ha colmato il 69,2% del divario. Ma la media nasconde una frattura: nell’istruzione la distanza dalla parità è ormai ridotta; nelle opportunità economiche e nel potere politico rimane molto ampia. Abbiamo aperto le porte della formazione più di quelle della decisione. (weforum.org)
La frattura diventa visibile seguendo una carriera. Nei dati LinkedIn analizzati dal rapporto, le donne rappresentano il 46% delle posizioni iniziali e appena il 23% dei ruoli ai vertici aziendali. Il talento entra, poi lungo il percorso si perde. (weforum.org) Dietro quella dispersione possiamo riconoscere un’organizzazione del lavoro che troppo spesso misura l’ambizione sulla disponibilità senza limiti: esserci sempre, non interrompersi, avere qualcun altro che si occupa del resto.
Ora questa selezione rischia di trasferirsi nell’economia che sta nascendo. Secondo il rapporto, le donne sono soltanto il 19,3% degli ingegneri dell’intelligenza artificiale. (weforum.org)
È un dato che dovrebbe interrogare chiunque parli di futuro. Perché partecipare alla costruzione di una tecnologia significa anche influenzare i problemi che affronterà, gli investimenti che attirerà, le opportunità che distribuirà.
La sostenibilità sociale si misura qui: nella possibilità di trasformare una competenza in autonomia, reddito e responsabilità. Servono servizi di cura accessibili, congedi effettivamente condivisi, criteri trasparenti per stipendi e promozioni. E imprese capaci di riconoscere il valore anche in una carriera che si interrompe e riprende.
Centoventi anni possono sembrare una distanza rassicurante: abbastanza lontana da non chiedere conto a nessuno. Eppure ogni anno di attesa si traduce in scelte rinunciate, capacità inutilizzate, indipendenza rimandata.
Quella bambina crescerà in un mondo che oggi fatichiamo persino a immaginare. La sua libertà di scegliere, invece, dipende dalle decisioni che riusciremo a prendere già adesso.
di Enrico Del Sole 