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La conferenza sul clima si è conclusa con molte incognite e con la urgente necessità di aiutare i Paesi in via di sviluppo. “La transizione ecologica nel mondo procede in maniera differente ” dice l’Amministratore delegato Eni Claudio Descalzi ed ha ragione.

Il dopo Cop26 è iniziato. Un cammino lungo quello della decarbonizzazione, soltanto con qualche supporto in più rispetto a prima del vertice di Glasgow. Meglio, allora, non farsi illusioni su quello che ci aspetta per i prossimi anni. Dire le cose come stanno rispetto a tanto grennwashing alla fine è un vantaggio per tutti. Nei giorni del summit abbiamo visto molte buone idee andare in soffitta e molte speranze affievolirsi. Un gioco delle parti che non ci è piaciuto e ha lasciato dietro di se una scia angosciante. Tra le colpe dei leader mondiali la più evidente è stata quelladi escludere i giovani da qualsiasi confronto di merito. La generazione che gestirà i processi tra 20,30 anni. E’ troppo credere che tornando a casa i Grandi si siano sentiti tutti un po’ più poveri ? Fatto sta che i capi-azienda hanno cominciato a riflettere in pubblico. Ci fa piacere.

Le prime dichiarazioni

Ieri si è fatto avanti l’Amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. Credo sia stato il primo, dopo Cop 26, a dire che per combattere i cambiamenti climatici- al punto in cui siamo- bisogna ricorrere a tutte le fonti energetiche disponibili. “Sta iniziando un nuovo sistema energetico- ha detto- e bisognerà utilizzare ogni soluzione per ridurre le emissioni: dai bio carburanti, al biojet fuel, dall’idrogeno blu a quello verde, alla cattura del carbonio”. Descalzi guida un’azienda che negli ultimi anni ha investito milioni di euro in ricerca e sperimentazione sulle rinnovabili. Ha stretto alleanze in mezzo mondo per compensare la presenza negli storici mercati di petrolio e gas che hanno consolidato il primato del cane a sei zampe da Enrico Mattei in poi. Eni ha rafforzato anche la presenza nei Paesi in via di sviluppo, dove la transizione energetica mondiale presenta chiari segni di squilibrio.

La geopolitica

La geopolitica in questi anni si è fatta carico di mettere in risalto i grandi  interessi politici ed economici energetici (non solo quelli) dei Paesi sviluppati in tutte le aree depresse. C’è qualcosa di iniquo, dice Descalzi, perché “ la transizione procede in maniera differente tra le varie aree del mondo con differenti livelli di emissioni”. Ha ragione. Il punto è che una visione comune per andare avanti ancora non c’è. E’ complicato anche solo immaginarla, come si intuisce dalle conclusioni della Conferenza di Glasgow.  È difficile dire ai Paesi africani – ha spiegato l’Ad di Eni-  in cui milioni di persone non hanno accesso all’elettricità di non usare il gas o gli idrocarburi per crescere e svilupparsi. Ma se spostiamo l’osservazione sul lato delle tecnologie, qualche luce di speranza sugli obiettivi al 2050 si accende. Europa, Stati Uniti, Cina e Russia devono muoversi e dare l’esempio. Ma aggiungiamo che le tecnologie innovative richiedono finanziamenti che sono terribilmente nadeguati rispetto ai  nobili propositi dei summit sul clima. O si trovano strade nuove o si finisce per non credere alle dichiarazioni ufficiali.

Gli investimenti

Badate che “nei paesi in via di sviluppo servono mille miliardi di dollari all’anno di investimenti” ha detto Mark Carney responsabile Onu per finanza e clima. Una fonte autorevole che pur non facendo sconti ai Grandi alla fine si è arreso ai risultati  della Cop26. Sarebbero necessarie strutture di finanza mista, piattaforme per mettere insieme pubblico e privato senza considerare confini geografici o politici. Ma a parte il manager Eni non abbiamo sentito molte voci in questo senso. La lotta ai cambiamenti climatici sarà ancora una priorità oppure un senso di frustrazione dopo Glasgow prenderà anche i più accaniti sostenitori della transizione ecologica ? Il rischio di vedere da qui a tre mesi una caduta della tensione positiva nel dopo la Conferenza c’è tutto, eccezion fatta per i cortei giovanili e i convegni a non finire. In fondo tutto ruota intorno ai soldi, alle rendite di posizione, ai ricaviche preferiscono di gran lunga le fonti fossili. Per ora.

Di NUNZIO INGIUSTO