C’è una tassa occulta per i disastri ambientali che paghiamo tutti. Più volte al giorno, in più occasioni, anche se non ce la chiede nessuno. Chi ha fatto i conti ha stabilito che dal 1980 il cambiamento climatico ci è costato 147 miliardi: 2.500 a testa. L’Europa tutta ha sborsato 915 miliardi. Italiani, popolo di santi, eroi e…buoni pagatori!  Sul pallottoliere le palline del conto climatico sono tutte in rosso, a significare che ci stiamo facendo del male. Diciamo la verità: parlare cosi tanto di cambiamento climatico, inquinamento, rifiuti, polveri sottili e malattie connesse, un pò stufa. E si che c’è anche altro di cui parlare. Ma il fenomeno sta peggiorando con le temperature estreme che bruciano ricchezza. Al supermercato o all’aperitivo non ce ne accorgiamo, ma se parlano gli esperti ( categoria molto ambìta) bisogna ascoltarli soprattutto quando dicono che i disastri dell’ambiente potrebbero far perdere al Pil europeo circa 180 miliardi. Un  Rapporto realizzato da ConsumerLab e Future Respect- “Strategia per la pace climatica”-ha raccolto i risultati di più di ottanta studi sugli effetti del clima su economie, aziende e vita quotidiana in Europa. I risultati sono quelli di cui sopra. Anzi i famosi esperti scrivono che le perdite medie annue, conseguenza di variazioni climatiche, sono passate da 8,6 miliardi negli anni 1980-89 a 44,9 miliardi nel periodo 2020-24. Cinque volte tanto, compresi i fenomeni migratori che hanno interessato tutti i Paesi dell’Unione. Solo le ondate di calore dell’estate 2025 hanno fatto perdere un valore aggiunto stimato in 43 miliardi. Seguendo le tendenze storiche, si arriva a 126 miliardi l’anno entro il 2029 con il 2026 con il picco di 180 miliardi. Non bisogna distrarsi. Il quadro dei rischi è confermato dall’Agenzia europea dell’ambiente che ricorda che  l’Europa è il continente che si scalda più rapidamente. Ci rammenta pure che politiche e misure di adattamento non tengono il passo con la crescita dei rischi. Attenzione: il Sud Europa è tra le aree più esposte per siccità, perdita di raccolti e caldo estremo. Ce lo dicono ( esperti!) ma ce ne siamo resi conto anche da soli.

Intanto il famoso Green Deal -anno di nascita 2019- comincia a invecchiare. È sempre più al centro dello scontro politico. Dieci leader europei hanno chiesto di accelerare la revisione delle norme verdi, citando la pressione sull’industria. Occhio: l’Italia è tra i critici sul Piano, schierata con quelli che vedono nel Green Deal un approccio ideologico alle questioni ambientali. La Commissione lo difende ma interviene anche  con provvedimenti più soft. In mezzo restiamo noi a soffrire di caldo, afa, inondazioni, siccità. Facciamo ancora in tempo a non essere travolti da questi pericoli? Ottimismo, su. Purché nessuno soffochi le speranze legittime , cancellando quello che (a fatica) è stato messo in campo. Con gli esperti, si intende.

di Nunzio Ingiusto