Climatologi, amici per sempre. L’estate 2026 non è finita, il caldo non cesserà di stare con noi e, volenti o nolenti, ci stiamo tutti affezionando ai climatologi. Le loro previsioni sono come il primo caffè al mattino. Li abbiamo scoperti tardi, anche se sono sempre esistiti. Grazie alla Rai abbiamo imparato a conoscere i colonnelli dell’Aeronautica militare, e poi sulle altre Tv, alla radio, infine sui giornali. Il cambiamento climatico ci ha dato il quadro d’insieme del nostro tempo e loro confermano. Si, qualche volta non ci prendono, ma non sono soggetti pericolosi.

Le estati confermano ormai una sola traiettoria : il pianeta è sempre più caldo. Gli studi aumentano. Li leggi e dai ragione a te stesso, alla noia per le alte temperature. È così da undici anni , almeno, dice l’ultimo studio della società Deloitte, realizzato con Politecnico di Milano, Ca’ Foscari, European University Institute e Ipsos-Doxa. Le temperature estive sono aumentate fino a 12°C rispetto alle medie. Sul pianeta, l’Europa è quella che si riscalda al doppio della media globale e la nostra Italia nei prossimi dieci anni può superare anche i 2°C in più di riscaldamento. L’amico climatologo a questo punto ci sussurra che andrà sempre peggio, fino a quando non si prenderanno decisioni forti ed efficaci. I negazionisti al potere crescono, soffrono il caldo come noi tutti, ma non se ne fanno un cruccio. C’è l’esempio di casa: l’Italia ha adottato il Piano nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti climatici, ma non ha messo soldi. Ci sono voluti tre anni per scrivere 1000 pagine ma poi zero euro.

Il PIL italiano, dice lo studio Deloitte, a causa del cambiamento climatico potrebbe ridursi tra l’1,6% e il 6% entro il 2050, con le conseguenze che immaginiamo. Sul fronte delle imprese, che potrebbero fare cose per non compromettere di più l’ambiente, il quadro è preoccupante: solo il 34% delle PMI considera il rischio climatico centrale nella gestione del rischio. Gli imprenditori dovrebbero mettere soldi, ma non ne hanno. Tra lavoratori a bollire nei capannoni, scadenze fiscali, prezzi di energia alle stelle, imbonitori in cerca di consensi, aspettano segnali nello sventurato Paese d’o sole.

Un quadro desolante quello dipinto da Deloitte che ci spinge ad avere fiducia verso l’intelligenza artificiale, più che quella umana, che può diventare una leva trasversale, apolitica, per pianificare l’adattamento al climate change. Gli algoritmi sono in grado di monitorare i rischi in tempo reale, prevedere le situazioni future e svegliare dal sonno della ragione gli utili idioti dello status quo climatico. Che se non si fidano dell’IA, possono sempre scegliere un climatologo per amico.

 

di Nunzio Ingiusto