Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono uno degli strumenti più innovativi per la partecipazione di cittadini, enti locali e imprese alla transizione energetica. Ha destato forte preoccupazione la riduzione delle risorse destinate alla misura PNRR dedicata alle CER, avvenuta mentre il bando era ancora aperto”. Il Coodinamento FREE delle imprese italiane per le rinnovabili, alza il velo su un provvedimento che sta paralizzando la crescita delle Comunità Energetiche italiane. Cosa è accaduto ?  Che la  misura “Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo”  era stata dotata di 2,2 miliardi di euro. C’è stata una fase iniziale lenta per crearle le CER, dovuta anche a complessità burocratiche e alla limitazione ai Comuni sotto i 5 mila abitanti. Tuttavia, dopo l’estensione della platea ai Comuni fino a 50 mila abitanti  c’è stata una bella spinta nelle richieste.

A novembre 2025, con il bando in corso, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha, invece, annunciato una riduzione a soli 795,5 milioni di euro del sostegno. Una decisione che, assunta a pochi giorni dalla chiusura del bando, ha lasciato senza copertura finanziaria numerose domande presentate entro i termini previsti. Ora, il sistema stava funzionando meglio delle aspettative e non si capisce perchè l’Italia debba sempre essere in affanno quando si prendono strade innovative. Con tutto quello che sta accadendo  sul fronte energetico e delle  bollette.  Le richieste pervenute al GSE avevano già consentito di raggiungere gli obiettivi previsti dal PNRR, confermando l’interesse di cittadini, amministrazioni locali e imprese verso il modello delle comunità energetiche.

Le organizzazioni del Coordinamento  FREE- tra cui Adiconsum, AiCARR, Aiel, ARSE, AssoEGE, AssoESCo, ATER, Ecofuturo, Federidroelettrica, FIRE, Italia Solare, Kyoto Club, Legambiente- oltre al problema delle risorse, segnalano la questione di metodo. Sono migliaia i soggetti che  hanno investito soldi per progetti, studi di fattibilità, pratiche autorizzative e percorsi partecipativi. Bisogna “individuare le risorse necessarie per finanziare tutte le domande presentate nei termini previsti dal bando” spiega una nota.  La politica dovrebbe riconsiderare la decisione presa anche per attenzione verso il mondo delle imprese.

Le CER rappresentano uno degli strumenti più efficaci per rendere cittadini e territori protagonisti della transizione energetica. D’altra parte, pochi giorni fa l’Unione Europea ha concesso lo 0,3% del Pil di flessibilità per la transizione energetica: un “credito” di circa 7 miliardi di euro per l’Italia. I soldi dovranno essere spesi entro il 2028 solo per reti, rinnovabili ed efficienza e non per le fonti fossili. In conclusione, migliaia i di persone e decine di imprese aspettano il ripristino della copertura delle richieste ammissibili. Il freno allo sviluppo delle CER fa venire meno la fiducia nel passaggio a un sistema energetico meno dipendente dai padroni delle fossili. Sono in molti a dirlo, ma i fatti li smentiscono.

 

di Nunzio Ingiusto