A Vallà, frazione silenziosa di Riese Pio X, i muri hanno smesso di essere superfici neutre. Parlano. Raccontano. Attirano sguardi e passi. È qui, nel cuore della campagna trevigiana, che dal 2021 prende forma The Wallà, progetto di rigenerazione urbana partecipata che ha trasformato case private, scuole e campi sportivi in un museo permanente a cielo aperto. Un’operazione culturale che ha superato la dimensione estetica per diventare un dispositivo sociale, economico e identitario.

La stagione 2025 si è chiusa con un’opera collettiva ispirata ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll: un grande murale corale realizzato da centinaia di residenti, bambini, ragazzi, adulti, anziani. Un mosaico visivo che dall’alto appare come una scacchiera immaginifica: riquadri variopinti, volti, citazioni, animali fantastici, simboli astratti. Frecce rosa guidano l’occhio dentro un sogno grafico e cromatico che è insieme racconto letterario e dichiarazione di appartenenza.

Con queste ultime realizzazioni, il museo diffuso di Vallà raggiunge quota 26 murales, per oltre mille metri quadrati di superfici riqualificate. Ogni opera supera mediamente i 60 metri quadrati: non interventi decorativi, ma presenze monumentali che dialogano con l’architettura ordinaria di case, capannoni, scuole.

L’elenco degli artisti coinvolti in questi anni è un atlante della street art contemporanea: Ericailcane, Kraser, Zed1, Zentequerente, Tony Gallo, Vera Bugatti, Alessandra Carloni, Bastardilla, Agostino Iacurci, StenLex, Tellas, Franco Fasoli, Pixel Pancho, Joys, Orion. Nomi che hanno esposto nelle capitali europee e che oggi trovano in una frazione di provincia un laboratorio permanente.

The Wallà nasce nel maggio 2021 su iniziativa del Collettivo BocaVerta, associazione di promozione sociale in collaborazione con il Comune di Riese Pio X, con il patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Treviso. Il nome è un gioco linguistico che fonde l’inglese “wall” con Vallà: un cortocircuito semantico che anticipa la vocazione internazionale del progetto.

L’obiettivo dichiarato è migliorare aree di degrado urbano e generare opportunità culturali ed economiche attraverso il linguaggio della street art. Ma la dimensione più significativa, nel tempo, è diventata quella partecipativa. I muri non sono più soltanto tele affidate agli artisti: sono dispositivi di relazione.

«The Wallà è molto più di un festival: è un percorso di rigenerazione urbana che attraverso la street art, la musica e i laboratori creativi sta ridando nuova vita al borgo riesino», spiega Mauro Berti, portavoce del Collettivo BocaVerta. «I muri che un tempo erano spogli oggi raccontano storie, immaginari e sogni condivisi, trasformando il borgo in un palcoscenico aperto al mondo. La street art qui non è solo bellezza estetica, ma un linguaggio capace di coinvolgere la comunità, attirare visitatori e stimolare riflessioni sul presente».

La chiusura della stagione 2025 coincide con un nuovo capitolo: Walladicarta, linea di stampe che rielabora i motivi dei murales e li trasforma in opere da vivere dentro le case. Entro poche settimane sarà online l’e-commerce dedicato, piattaforma attraverso cui acquistare edizioni artistiche e sostenere economicamente il progetto. È un passaggio strategico. Se il museo a cielo aperto è per definizione non vendibile, la riproduzione su carta crea un modello di sostenibilità. L’arte diffusa diventa anche prodotto culturale, generando un circuito virtuoso tra creatività e sviluppo locale.

La conclusione della stagione segna anche un ampliamento digitale. Tutte le opere saranno accessibili online attraverso un tour virtuale interattivo che consente di esplorare oltre mille metri quadrati di pareti dipinte, scoprendo autori, storie, processi creativi.

In controluce, The Wallà racconta una traiettoria che riguarda molte aree marginali italiane: piccoli centri alle prese con spopolamento, perdita di servizi, omologazione. Qui la risposta non è stata nostalgica né meramente decorativa. È stata progettuale. In questo senso The Wallà è un laboratorio di cittadinanza culturale. Dimostra che la rigenerazione urbana non passa soltanto per investimenti infrastrutturali, ma per la costruzione di senso. E che la bellezza, quando è partecipata, diventa leva di sviluppo.

di Mauro Pigozzo