C’è una menzogna che ripetiamo da sempre: che la guerra sia roba di soldati. Che il suo prezzo si conti in elmetti abbandonati sul fango, in cannoni distrutti, in budget militari che divorano PIL. È una bugia comoda, perché ci tiene al sicuro: finché la guerra resta al fronte, possiamo illuderci che sia lontana. Ma quando la guerra entra nei condomìni, negli ospedali, nelle scuole… quando non si combatte tra i civili ma dentro i civili… allora la sostenibilità sociale crolla. E non ci sono piani Marshall che tengano.

Guardate lUcraina. C’è un Paese che sopravvive a un inverno perenne, dove il rumore dei droni è la colonna sonora dellinfanzia. LONU ha contato 664 civili uccisi e oltre 3.400 feriti nei primi mesi del 2025, con un aumento del 59% rispetto allanno prima. Kiev, Kharkiv, Dnipro, città che conosciamo dalle cartoline, oggi sono mappe di crateri. Ci sono 6,8 milioni di rifugiati sparsi per il mondo e 3,8 milioni di sfollati interni: un popolo che vive con la valigia in mano. La povertà è salita al 37%, le disuguaglianze crescono, i bambini perdono il 25% di giorni di scuola in più rispetto al lockdown più lungo del Covid. Intere classi si sono trasformate in Zoom perpetui. E non parliamo di campi di battaglia, ma di 139.000 chilometri quadrati di mine. Campi agricoli che resteranno deserti per decenni, a meno che qualcuno non paghi 35 miliardi di dollari per bonificarli. Non è “guerra di trincee”, è uninvasione che allunga il gelo sociale ogni giorno di più.

In Russia non cadono bombe sulle città, ma la guerra si sente ovunque. Direte voi, vabbè se l’è cercata. Vero, anche se le guerre non fanno distinzioni tra aggressori e aggrediti. Ogni famiglia, in Russia, ha un lutto: 220.000 soldati uccisi secondo Mediazona, oltre un milione tra morti e feriti. È un Paese che invecchia più in fretta, dove le culle sono vuote: 1,22 milioni di nascite nel 2024, minimo storico. Il bilancio federale è militarizzato: 6-7% del PIL va alla difesa, mentre welfare e scuole crollano a colpi di tagli. Il tasso dinteresse è al 18%, linflazione mangia gli stipendi, la crescita 2025 oscilla all1%. È una guerra che non ti sveglia con una sirena, ma ti svuota il portafoglio, ti costringe a curarti meno, a mandare i figli in scuole che cadono a pezzi. La Russia non è “in guerra”: è sotto assedio sociale.

E poi c’è Gaza. Gaza è linferno. Qui la guerra non è “contro Hamas”, contro Israele”, contro qualcuno”: è contro la società. Ci sono 63.000 morti, 161.000 feriti, 90% della popolazione sfollata almeno una volta. Ospedali distrutti al 94%, cliniche che funzionano al 300% della capacità. Bambini con la pelle gialla per la malnutrizione: oltre 15.000 hanno avuto bisogno di nutrizione terapeutica solo a luglio e agosto. 432 scuole colpite, 700.000 bambini senza istruzione, 160.000 abitazioni distrutte. Non è solo guerra: è fame, sete, infezioni, neonati che condividono lincubatrice perché manca carburante. È dialisi interrotta, tumori non trattati, reni che cedono, fegati che si infiammano, cuori che si fermano perché non c’è corrente per i macchinari. Gaza è lesempio perfetto di cosa significa cancellare la rete della vita.

E i diplomatici parlano. Usano parole educate, ma il messaggio è brutale. Volker Türk, Alto Commissario ONU: Serve il cessate il fuoco immediato. Fine agli attacchi ai civili e alluso di esplosivi in aree popolate.” Catherine Russell, UNICEF: I bambini di Gaza sono spinti sullorlo: carestia, trauma, scuola negata. Proteggerli è un obbligo, non unopzione.” Mirjana Spoljaric, Croce Rossa: Unevacuazione di massa non può essere sicura né dignitosa nelle condizioni attuali.” Sono frasi scritte in tono neutro. Ma dentro ci sono incubatrici spente, case demolite con i giocattoli ancora dentro, madri che piangono davanti a farmaci irraggiungibili.

Tre guerre, tre mondi diversi, una sola conclusione: la sostenibilità sociale non è un concetto accademico. È ossigeno, acqua pulita, cibo, scuole, ospedali, reddito. In Ucraina regge, ma costa sangue e miseria: il 37% vive in povertà, gli allarmi aerei scandiscono ogni giornata. In Russia resiste, ma si consuma: welfare tagliato, demografia a picco, fiducia che evapora. A Gaza non esiste più: è sospesa tra macerie, fame e malattie.

E allora basta con i numeri che anestetizzano. Parliamo chiaro: ogni giorno di guerra produce anni di ritardo nella ricostruzione. Ogni scuola chiusa oggi è una generazione persa. Ogni ospedale distrutto significa vite spezzate non solo oggi, ma anche domani. Ogni mina lasciata nei campi è un raccolto mancato, un bambino mutilato, uneconomia paralizzata.

Volete una lista di priorità? Eccola. Protezione dei civili come condizione di ogni aiuto. Scuole demergenza, doppi turni, tende-scuola: listruzione non può aspettare la pace. Corridoi umanitari verificabili, carburante garantito agli ospedali, piani di sminamento con assicurazioni di rischio e supply chain dedicate. Ricostruzione immediata delle reti idriche ed elettriche. Queste non sono iniziative umanitarie”: sono le fondamenta della sopravvivenza sociale.

Gli esperti parlano di piani decennali, di miliardi di dollari. Ma la verità è più cruda: la sostenibilità sociale non si compra con i soldi, si costruisce con il tempo. E ogni giorno di guerra è tempo rubato.

Le guerre tra soldati” consumano bilanci e generazioni. Le guerre tra civili” spaccano le società. Le riducono in polvere. In Ucraina, resistere è già una forma di eroismo quotidiano. In Russia, il prezzo è una società che si invecchia e si chiude. A Gaza, la vita stessa è sospesa, e non è retorica: è matematica. Se sostenibilità sociale” significa poter curare un figlio malato, mandarlo a scuola, avere acqua potabile e una casa sicura, allora oggi, in tutti questi teatri di guerra, abbiamo già perso.

di Isabella Zotti Minici