In quanto a casi ambientali critici e di pericolo per la salute dei cittadini, l’Italia si conferma un Paese balzano. Da trent’anni ha il fiume più inquinato d’Europa – il Sarno – che attraversa mezza Campania, contamina decine di territori, minaccia la salute di migliaia di persone, ma solo da pochi giorni è partito un coordinamento operativo per limitare i danni. Meglio tardi che mai. La vicenda è indicativa di come il Paese affronta certe “emergenze”. Entra in vigore, in questi giorni, un protocollo d’intesa di durata triennale per tenere sotto controllo l’inquinamento del corso d’acqua lungo 25 chilometri. Al cammino del fiume, sono interessate le province di Avellino, Napoli e Salerno, prima che le sue acque inquinate sfocino nel golfo di Napoli a poche miglia dalla splendida costiera sorrentina.Un tempo pulito e navigabile,il Sarno è diventato modello di pluriennale degrado ambientale su cui si sono concentrate inchieste giudiziarie di livello europeo. La lunga lista di infrazioni alle norme paesaggistiche non ha smosso la politica e gli industriali rispetto a cio’ che era necessario e urgente fare. Intende farlo ora il protocollo d’intesa e sia benvenuto.
I pericoli per la salute e i territori sono stati denunciati in decine di iniziative e il “caso Sarno” è tuttora in cima alle principali campagne ambientaliste. Ci si batte per cambiare il peggiore modello irriguo d’Europa e scuotere coloro che alzano vessilli di ambientalismo. Ma forse non c’è caso in Italia più rappresentativo di negligenza e demagogia ecologista.
Il protocollo d’intesa per controlli e monitoraggi lungo il fiume e i suoi affluenti è stato firmato pochi giorni prima della fine del 2025. Porta le firme dei Procuratori della Repubblica di Napoli, Salerno, Torre Annunziata, Avellino e Nocera Inferiore e dei vertici di Carabinieri, Guardia di finanza, Guardia costiera, Polizia metropolitana, Arpa e Ispra. Nelle prossime settimane partiranno le indagini mirate su impianti produttivi,depuratori e reti fognarie comunali per accertare le violazioni delle norme. Per la prima volta (!) gli Enti firmatari si scambieranno informazioni e dati per rafforzare le indagini. E per la prima volta si faranno anche accertamenti fiscali e tributari sulle aziende, “correlati agli illeciti ambientali, all’utilizzo di tecnologie avanzate per monitorare scarichi abusivi, alla verifica del corretto uso dei fondi pubblici destinati al risanamento e alla corretta gestione dei reflui ”. Si scoprirà che negli anni, molte imprese hanno scambiato il corso d’acqua come parte della propria impiantistica, una manufatto naturale e gratuito nel quale scaricare i residui delle lavorazioni. Non se n’è accorto nessuno ? ” La salvaguardia del sistema ambientale è una priorità assoluta “, dice oggi il Procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro. “Con il protocollo rafforziamo la sinergia tra istituzioni per contrastare i crimini ambientali e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale dell’identità nazionale”. Identità sfregiata, conseguenza di complicità palesi o occulte in un Paese che continua a mettere su carta Piani ambientali e di salvaguardia climatica. Su carta che potrebbe navigare anche nel Sarno.
di Nunzio Ingiusto