Verona, Borgo Milano. È un pomeriggio di fine primavera. Maria, 67 anni, tiene il suo smartphone tra le mani con cautela, come fosse qualcosa di fragile. Fa tap sullo schermo. Il lettore vocale annuncia con voce metallica: “Campo non etichettato. Errore.”
Lei sospira. “Ci provo sempre meno. Dovevo pagare la Tari online. Non ci sono riuscita. Ho preso il bus, fatto la fila alle Poste. Mi vergogno a dirlo, ma ormai mi sento un peso.” Maria è ipovedente. È una di quei milioni di cittadini europei che, ogni giorno, incontrano barriere invisibili nel digitale. Moduli incomprensibili per chi usa un lettore vocale. Bottoni senza etichette. Contrasti di colore che cancellano le parole per chi ha problemi di vista. Campi non raggiungibili con la tastiera per chi non può usare un mouse.
E queste non sono storie isolate. Sono la norma per un’ampia fetta di popolazione.
UN EUROPEO SU QUATTRO HA UNA DISABILITÀ
I numeri parlano chiaro. Secondo l’Eurostat, circa il 25% della popolazione dell’Unione Europea vive con una forma di disabilità. Non tutte sono visibili. Non tutte sono riconosciute. Ma tutte contano.
Ed è per queste persone – milioni di cittadini – che l’Unione Europea ha deciso di cambiare le regole.
Dal 28 giugno 2025, infatti, l’European Accessibility Act (EAA) diventerà pienamente operativo.
Non si tratta di un consiglio o di una linea guida morale. È un obbligo di legge.
COSA CAMBIA DAVVERO?
Il nuovo quadro normativo imporrà requisiti minimi di accessibilità a una lunga serie di prodotti e servizi
•Siti web e app (pubblici e privati)
•E-commerce
•Sportelli automatici bancari e terminali di pagamento
•Servizi di trasporto, biglietterie automatiche, app di prenotazione
•E-book reader
Chi non si adeguerà subira’ sanzioni. In sostanza, nessuno potrà più permettersi d’ignorare l’accessibilità.
NON È UNA GENTILEZZA, È UN DIRITTO
«L’inclusione non può essere una gentilezza facoltativa. È un diritto. E il digitale è un diritto di cittadinanza», spiega Stefano Lombardi, consigliere di Aused, intervistato dal Corriere.
L’European Accessibility Act nasce proprio da questo principio. Non si tratta di “favorire” una minoranza, ma di rimuovere ostacoli che negano pari opportunità.
Oggi il digitale è il luogo dove si paga, si prenota, si studia, si lavora, si vota. Lasciare qualcuno fuori non è solo ingiusto. È discriminatorio.
LA DIMENSIONE DEL PROBLEMA
QUANTO SONO ACCESSIBILI OGGI I SITI EUROPEI?
📊 WebAIM Million Report 2024
•96,3% delle homepage mondiali contengono almeno un errore di accessibilità
•Solo il 3,7% è privo di errori critici
📊 Dati UE 2023
•Il 74% dei siti pubblici europei non è conforme agli standard WCAG 2.1.
•Nel settore bancario e assicurativo, il 68% dei portali non garantisce navigazione completa con tastiera o screen reader
•Solo il 22% dei grandi e-commerce supera i requisiti minimi
📌 Fonti: WebAIM Million Report 2024, EU Accessibility Monitoring Reports.
Questi dati mostrano che l’obbligo di legge non è un dettaglio: è una rivoluzione necessaria.
STORIE CHE RACCONTANO IL PROBLEMA
E comunque non è solo Maria.
Franco, 54 anni, ex operaio in un’azienda meccanica a Brescia, ha perso l’uso della mano destra in un incidente.
“Compilare un modulo online? Dovrei poter usare la tastiera. Ma su certi siti non posso. È come se mi dicessero: Non ci interessi.”
Giulia, 29 anni, con dislessia grave.
«Mi serve più tempo. Un layout pulito, testo leggibile. Ma molti portali pubblici hanno muri di parole fitte e burocratiche. Mi sento stupida anche se non è colpa mia.»
NON SOLO UNA QUESTIONE TECNICA
Un cambiamento di mentalità
«Il problema dell’accessibilità non è solo tecnico. È culturale», dice Elisa Romano, consulente UX per gli enti pubblici.
«Chi progetta pensa a sé stesso. Non immagina che ci sia chi non vede bene, non sente, non usa un mouse, ha difficoltà cognitive. Il digitale riproduce le barriere fisiche che pensavamo di aver superato.»
La legge europea obbligherà tutti a cambiare prospettiva.
COSA IMPONE L’EUROPEAN ACCESSIBILITY ACT
✅ Analisi dell’accessibilità di siti, app, terminali
✅ Rispetto di standard minimi (come le WCAG 2.1)
✅ Contrasti cromatici adeguati, testi alternativi alle immagini
✅ Navigazione completa da tastiera
✅ Istruzioni vocali dove servono
✅ Formati comprensibili
Non è solo “compliance”. È progettare per tutti.
COSTI E OPPORTUNITÀ
“L’accessibilità non è un costo, è un investimento”
Le imprese temono i costi di adeguamento. Ma gli esperti ribattono che l’accessibilità migliora l’esperienza per tutti
•Un layout più chiaro riduce errori
•Una navigazione semplificata fidelizza i clienti
•L’azienda dimostra responsabilità sociale
E apre un mercato enorme: milioni di consumatori che oggi sono esclusi.
UNA QUESTIONE DI GIUSTIZIA SOCIALE
Secondo studi della UE, la mancata accessibilità costa miliardi di euro in produttività persa, assistenza evitabile, ostacoli occupazionali.
E ha un impatto diretto sulla vita delle persone.
Non è carità. Non è marketing. È giustizia, garantire a tutti di poter fare le stesse cose, avere la stessa autonomia.
UN CAMMINO ANCORA LUNGO
Molti governi stanno ancora adeguando la legislazione nazionale. Molte aziende non hanno nemmeno iniziato i test di accessibilità. Ci sarà bisogno di formazione, consulenza, verifiche.
Ma la data è ormai fissata: 28 giugno 2025. Da quel giorno, non ci saranno più scuse.
PER UN FUTURO COMUNE, ACCESSIBILE
Maria chiude l’app che non funziona e scuote la testa.
«Vorrei solo non dover chiedere aiuto ogni volta. Vorrei poterlo fare da sola.»
L’Unione Europea ha deciso di risponderle.
Dal 28 giugno 2025, l’accessibilità non sarà più un optional. Sarà legge.
Perché il futuro sarà davvero comune solo se sarà davvero accessibile.
di Isabella Zotti Minici 
