Prima si interviene meglio è. La Corte europea dei diritti umani (CEDU) a gennaio ha condannato l’Italia per non aver protetto la vita degli abitanti della Terra dei Fuochi tra le province di Napoli e Caserta. La sentenza ha avuto risonanza internazionale ed ha riconosciuto un rischio grave, reale e accertabile per la salute pubblica. Gli effetti sulla salute in quella parte d’Italia sono in corso da anni e non averli visti è una ferita per tutto il Paese. Lo è in maniera sistemica, perché di Terre dei Fuochi ce ne sono a decine. Se non le vediamo e noi dell’informazione non le raccontiamo, facciamo un favore a chi le “ coltiva” proprio come si fa con un terreno da curare.
La sentenza della CEDU dopo anni di battaglie, ha ordinato al governo di intervenire con le bonifiche entro due anni. Il termine, però, va inteso come termine massimo, dato che i pericoli non diminuiscono, estesi, come sono, anche alla vegetazione. Uno studio pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment lo attesta chiaramente.
Lo studio è stato curato da ricercatori dall’Università Federico II di Napoli e dallo Sbarro Health Research Organization (SHRO) di Philadelphia, diretto dal professor Antonio Giordano. I ricercatori hanno fatto rilevazioni sul campo piazzando sacche di muschio vivo in due aree della zona: una rurale e una industriale. Il punto di osservazione del fenomeno è stato posto a diversi chilometri di distanza. Nei campioni prelevati dopo pochi giorni, è stato trovato di tutto: arsenico, mercurio, piombo, cadmio e rame. Sostanze altamente nocive per la salute umana oltre che per le piante. L’arsenico, si legge, ha raggiunto concentrazioni di 2,2 mg per kg di tessuto, il rame 17 mg/kg, il mercurio 0,06 mg/kg. Come si può tollerare un tale sfregio a migliaia di persone, molte delle quali hanno pianto lutti atroci ? Chi sono i soldati di questa guerra invisibile ? Ed è triste sapere che c’è chi la vince, fino a quando la politica non fa le sue contro mosse.
Le differenze degli effetti sul corpo umano tra le due aree di monitoraggio sono minime. Il livello di contaminazione seguito allo scarico dei rifiuti e agli incendi è lo stesso con livelli tumorali identici, sia che si viva in area contadina che in quella industriale. Il muschio come simil modello del corpo umano, insomma, ha funzionato benissimo per accertare un livello di inquinamento ambientale elevato. Evidentemente non solo in Campania. Siamo davanti a una profonda interconnessione tra salute umana, animale e ambientale. Il metodo di ricerca adoperato può valere per altre zone inquinate dell’Italia. Se un organismo statico come il muschio sviluppa segni di stress biologico in poche settimane immaginiamo cosa accade agli essere umani. Veniamo al pratico.
La sentenza della Corte europea è piovuta come una tegola sulla testa del governo che a febbraio ha nominato il generale dei Carabinieri Giuseppe Vadalà Commissario Straordinario per la Terra dei Fuochi. Ma “la nostra ricerca- spiega il Prof. Antonio Giordano – conferma scientificamente ciò che denunciamo da anni: la Terra dei Fuochi è un disastro ambientale in corso con gravi ripercussioni sulla salute pubblica. È allarmante constatare che un’area considerata incontaminata sia in realtà contaminata e sottoposta a stress biologico. Non vi è più alcun dubbio che i fumi tossici degli incendi di rifiuti stiano permeando l’intero ambiente ”. Abbiamo tutti il dovere civico di guardare al futuro. La scienza è la gamba sulla quale far camminare le azioni riparatrici di un disonore nazionale. La mobilitazione popolare orami ha senso solo se sconfigge l’ipocrisia del potere. “Dobbiamo adottare un approccio One Health- dice Giordano- riconoscendo che proteggere l’ambiente significa proteggere la salute umana. Sono necessarie azioni immediate per bonificare le aree inquinate e prevenire ulteriori scarichi e incendi illegali. La salute delle nostre comunità e il futuro del nostro ecosistema dipendono da un’azione rapida”. A Roma si procurino subito una copia di Science of the Total Environment.
di Nunzio Ingiusto 