Il pacchetto automobilistico europeo va adattato alle esigenze delle realtà locali, soprattutto dove lì dove le auto si costruiscono. La commissione Politica di coesione territoriale e bilancio dell’UE (COTER) ha preso atto che la strategia per la mobilità sostenibile va aggiornata. Il nuovo impegno serve a garantire una transizione equa e competitiva. È il momento di promuovere sistemi di trasporto che spingano verso una mobilità verde e rispondano alle sfide territoriali, senza cadere nelle retorica. Il riferimento più ravvicinato, nella discussione COTER, è stato alla crisi dello stretto di Hormuz. Non poteva essere diversamente. I leader locali e regionali europei che compongono la commissione Politica di coesione territoriale e bilancio dell’UE (COTER) ne hanno parlato nella loro ultima riunione di pochi giorni fa. Hanno immaginato ciò che può accadere nelle prossime settimane. Lo scopo dell’incontro era rivedere l’agenda delle città e la strategia macroregionale atlantica, ma hanno fatto qualcosa di più ed hanno fatto bene.
Il settore automobilistico è radicato nei territori industriali in cui si concentrano le reti di produzione, i fornitori e l’occupazione. I membri della commissione hanno lavorato insieme ai rappresentanti della commissione europea, delle ONG ambientali e dell’Alleanza per le competenze nel settore automobilistico. il pacchetto automobilistico dell’UE recentemente presentato deve tenere conto delle realtà regionali. Portando la loro esperienza come leader di territori che dipendono fortemente dalla produzione automobilistica, i rappresentanti politici hanno preso atto della necessità di nuove condizioni normative relative alla decarbonizzazione e all’elettrificazione. Non solo. Hanno discusso anche di un sostegno mirato all’innovazione regionale e di misure specifiche per la ristrutturazione industriale. Sul piatto c’è la paura della perdita di posti di lavoro, l’abbassamento delle commesse, il calo di ordini. In trasparenza si avverte un colpo al sovranismo industriale che ha bloccato il passaggio alla motorizzazione sostenibile. C’è “ la necessità di un migliore coordinamento tra i livelli dell’UE, nazionale e regionale nella pianificazione e nella realizzazione di infrastrutture di trasporto su larga scala, nonché di un quadro di finanziamento più chiaro e accessibile” hanno spiegato i rappresentanti politici locali. Da questo punto di vista bisogna accelerare gli investimenti nei trasporti, compresi i collegamenti transfrontalieri, le ferrovie ad alta velocità e le infrastrutture per i combustibili puliti. Sono punti essenziali per affrontare i prossimi anni senza dipendere dalle bizze del Trump di turno. Interessante il documento finle. “L’Europa dipende ancora da fonti energetiche esterne- si legge- come dimostrano le conseguenze della chiusura dello stretto di Hormuz, rendendo gli investimenti nei combustibili alternativi più importanti che mai”. Un invito a muoversi senza attendere altri schock per mani irresponsabili.
di Nunzio Ingiusto 