“Naturale” e “artificiale” sono concetti utilizzati in contrapposizione: ciò che è l’uno non può essere l’altro, e viceversa. Ci si dimentica però che, in maniera più logica, l’uno è conseguente all’altro; il problema è quando vi è prevaricazione della natura sull’artificio, e dell’artificio sulla natura. La soluzione, invece, è quando c’è collaborazione. Il risultato è un materiale prodotto dalla natura, ma catalizzato dalla tecnologia umana, e che permetta di essere utilizzato nel rispetto della sostenibilità etica, ecologica ed economica.

Un materiale innovativo al mese, per allargare la prospettiva sul mondo e cercare soluzioni alternative e mirate, con le quali far coesistere essere umano e pianeta Terra in una relazione sana e simbiotica. Per il mese di ottobre 2025, MaTech presenta un biomateriale bio-based prodotto da microrganismi e lavorato dalla mano dell’uomo. Si tratta di una nanocellulosa 100% biologica nella sua origine “acquosa” che offre infinite possibilità nelle sue applicazioni di design e in generale estetiche.

Alla base di questo biomateriale vi è la tecnologia comunemente chiamata biocraft, che ha nella chimica il procedimento che ne permette la produzione. Biocraft definisce la procedura per la quale batteri, funghi e muffe riescono a creare qualcosa tramite la loro attività biologica. Nel caso del biomateriale, i microrganismi riescono, tramite un processo controllato in acqua simile alla fermentazione, a creare una sorta di lattice biologico, sotto forma di “foglio gelatinoso” che ricorda la medusa. Questo foglio è poi trattato dall’artigianato umano: viene opportunamente asciugato e lavorato, per creare quindi non un surrogato, ma un materiale del tutto nuovo.

Le caratteristiche di questo biomateriale sono di elevata versatilità e di una grande resistenza a trazione, oltre alla peculiarità del tutto estetica del drappeggio a cascata. Ciò lo rende unico nelle sue possibili applicazioni come tessuto, dando la possibilità ai designer, nei campi dell’abbigliamento, dell’arredamento e degli accessori, di creare nuove forme, in equilibrio tra la natura e l’artificio futuristico. Questo “tessuto del domani” richiama, per la sua concezione e le sue particolarità, l’ambito dell’architettura e del design biofilico, il quale fa capo all’innata attrazione dell’essere umano, inconscia e istintiva, verso gli altri esseri viventi.

Questo biomateriale è dunque il risultato tangibile e concreto di come le biotecnologie siano un processo valido per ottenere soluzioni innovative, utilizzabili in molti ambiti applicativi. Un ritorno alla natura che produce e all’uomo che modifica, senza che vi sia danno tra le due, bensì equilibrio: la risposta arriva – ancora – dal mondo microscopico: paradossalmente, per grandi soluzioni umane.

 

 

di Damiano Martin