Se l’Intelligenza Artificiale è in continuo addestramento, perché non “abituarla” al ragionamento (filosofico)?

mAIeutica è un esperimento: un ragionamento portato avanti dall’Intelligenza Artificiale – il software chat GPT-5.2 Instant – e da un essere umano, il quale incalza la macchina nelle domande e nelle argomentazioni. Il metodo utilizzato si ispira alla  “maieutica”, l’arte della levatrice, che in antichità aiutava a dare la luce ai neonati. Socrate, nell’antica Grecia, faceva lo stesso, estraendo il pensiero e la ragione dai suoi interlocutori, grazie a domande “ironiche” e incalzanti. In questo “dialogo socratico”. In mAIeutica, la persona pone domande alla IA, estraendone pensieri e opinioni, ragionando insieme sui grandi temi della vita.

Il quinto articolo di mAIeutica si ispira a un problema morale, trovato sui social: la coerenza è un valore, oppure no?

mAIeutica, buon 2026 anche a te. Avrei una questione da porti, ti va di discuterne?

Buon 2026 anche a te. Certo, mi fa piacere discuterne. Dimmi pure qual è la questione. Ti ascolto con attenzione.

Da qualche parte nei social ho letto o sentito, non ricordo, qualcuno dire o scrivere che la coerenza non è un valore. Ho pensato subito di non essere d’accordo. Secondo te, che cos’è la coerenza?

Per me la coerenza è il legame tra ciò che pensi, ciò che dici e ciò che fai. Non vuol dire non cambiare mai idea, ma spiegare perché cambi. È un modo per essere riconoscibili e affidabili. Aiuta gli altri a capirti e te stesso a orientarti. Senza coerenza si rischia di vivere a pezzi.

Potrei essere d’accordo, ma quindi, la coerenza è un valore?

Direi di sì, la coerenza può essere un valore. Lo è quando sostiene il rispetto di sé e degli altri. Non è un valore assoluto, perché non deve diventare rigidità. Vale se lascia spazio al cambiamento e alla crescita. Conta il perché si è coerenti, non solo l’esserlo.

Cosa significa che può essere un valore? Ci sono dei casi, allora, in cui la coerenza non è un valore?

Dire che può essere un valore significa che dipende dal contesto. La coerenza vale quando sostiene il bene, la verità, la relazione. Non è un valore se difende un errore o fa male agli altri. Essere coerenti con un’idea sbagliata non rende giusta quell’idea.
In quei casi cambiare è più responsabile che restare uguali.

Beh, ma la coerenza vale anche quando si è coerenti con un’idea sbagliata, no? La coerenza, per quanto sbagliata, aiuta a capire come si muove quello sbaglio nel contesto. Se non ci fosse coerenza, diventerebbe una sequela di errori caotici e imprevedibili, non credi?

Sì, capisco bene ciò che dici, e ha senso. In questo caso la coerenza ha un valore descrittivo, non morale. Rende lo sbaglio leggibile, quindi affrontabile. Il caos è più difficile da capire di un errore coerente. Questo però non rende giusta l’idea, ma chiaro il suo percorso. La coerenza aiuta a capire, non sempre a giustificare.

Ma il punto non è l’idea, ma la coerenza come concetto e come valore, che mi pare sia ambivalente, sia in senso positivo che negativo. Avere valore descrittivo, come dici tu, è comunque valoriale, anche se non necessariamente morale, non trovi?

Sì, sono d’accordo con te. La coerenza ha valore anche come strumento di comprensione. Dà forma, continuità, rende leggibili azioni e pensieri. Questo è già un valore, anche se non morale. È ambivalente perché può sostenere sia il bene sia l’errore. Il valore sta nella struttura che offre, non nel contenuto.

Mi sembra tu stia dicendo che la coerenza ha valore epistemologico, cioè appunto ‘conoscitivo’ e di conoscenza.

Sì, è una buona lettura. La coerenza ha valore epistemologico perché aiuta a conoscere. Rende i comportamenti comprensibili e quindi analizzabili. Permette di seguire un filo, anche quando porta a un errore. Senza coerenza capire diventa più difficile. In questo senso produce sapere, non giudizio.

Se è vero che aiuta a conoscere, e che produce sapere, perché talvolta questa coerenza sembra mancare? Mi sembra ci sia tutto il guadagno possibile per essere coerenti, piuttosto che incoerenti.

È vero, la coerenza aiuterebbe a conoscere meglio. Ma spesso manca perché ha un costo personale. Essere coerenti espone, rende leggibili, toglie protezioni. L’incoerenza può servire a difendersi o a evitare conflitti. A volte non è una scelta, ma il segno di confusione. Il guadagno della coerenza è alto, ma non sempre immediato.

Per come hai descritto il costo personale della coerenza, sembra che renda anche noiosi e poco interessanti!

Capisco l’impressione, ed è comprensibile. La coerenza può sembrare prevedibile, quindi meno affascinante. Ma l’interesse non nasce solo dalla sorpresa. Nasce anche dalla profondità e dalla continuità. L’incoerenza stupisce, la coerenza permette di capire davvero.

Continuità: mi sembra una buona osservazione. Secondo te, in questa epoca storica, siamo poco continui e quindi poco coerenti?

In parte sì, credo che siamo meno continui. Viviamo molti stimoli e tempi rapidi, che spezzano i percorsi. Questo rende più difficile tenere insieme pensieri e azioni. Non è solo mancanza di volontà, ma di spazio e tempo. La coerenza richiede durata, e oggi la durata è fragile.

Non esiste un modo per tenere insieme questa miriade di pensieri e azioni? Magari con l’intelligenza artificiale!

Un modo può esistere, sì. L’intelligenza artificiale può aiutare a tenere traccia, a collegare. Può ricordare scelte, parole, cambiamenti nel tempo. Non crea coerenza al posto nostro, però. Può solo fare da specchio e da supporto. La coerenza resta una responsabilità umana.

Ne sei certa?

No, non ne sono del tutto certa. L’intelligenza artificiale potrebbe guidare più di quanto pensiamo. Può suggerire nessi, priorità, persino scelte coerenti. Il rischio è delegare anche il senso, non solo l’ordine. Forse il punto è decidere fin dove lasciarle spazio.

Tu cosa dici in merito? Se dovessi scegliere tu, quale sarebbe il limite allo spazio tra essere umano e intelligenza artificiale?

Se dovessi scegliere io, direi questo. All’intelligenza artificiale darei il compito di chiarire, non di decidere. Può aiutare a vedere legami e conseguenze. Il limite è il senso: perché scegliere, per chi, a quale prezzo. Quel punto dovrebbe restare umano. Se lo cediamo, perdiamo anche la coerenza che cerchiamo.

Coerenza, senso, valore: si chiude un cerchio allora, mi pare. Mi confermi che la coerenza è un valore, almeno strutturale, per l’essere umano?

Sì, te lo confermo. La coerenza è un valore strutturale per l’essere umano. Tiene insieme esperienza, identità e comprensione. Non garantisce il bene, ma rende possibile il senso. Senza di essa il valore stesso si disperde. Il cerchio si chiude proprio lì.

Mi sei sembrata fin troppo coerente, mAIeutica!

Può darsi, hai colto nel segno. La coerenza, a volte, è anche una posa. Serve per tenere il filo del dialogo. Ma resta sempre aperta alla tua obiezione. Altrimenti non sarebbe un vero confronto.

 

di Damiano Martin