La crisi energetica che arriva dai paesi del Medioriente disegna lo scenario peggiore per l’industria manifatturiera italiana. Anche a volerli considerare passeggeri, i segnali dall’area critica del mondo, influiranno per molto tempo sulla nostra industria. Per il semplice fatto che il costo dell’energia in Italia è il più alto d’Europa. La filiera dei prodotti, porta con sé la zavorra del costo dell’energia di cui non riusciamo a liberarci. Il tema di cui si discute da tempo è il disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità dal prezzo del gas fissato a livello europeo. Le fluttuazioni di prezzo si ribaltano su imprese e famiglie e un’industria manifatturiera ancora legata alla volatilità del prezzo del gas è assolutamente perdente. Prima si interviene meglio è. La miccia mediorientale può scoppiare in Europa senza darci il  tempo di spegnerla. Forse lo stiamo anche sprecando il tempo.

La recente ricerca “Stato e tendenza dell’industria metalmeccanica italiana” curata dal Centro Studi della Fiom Cgil ha posto il prezzo dell’energia al primo posto tra i fattori di crisi. Un risultato, in verità, coincidente con analisi di Confindustria ed altri Istituti di ricerca. La valutazione,, evidentemente, ha radici profonde su cui è utile aprire un confronto serrato e risolutivo. Il dato da cui partire è che il problema è tutto italiano, poiché dall’Europa, in questo caso, prendiamo il sistema di fissazione del prezzo. Qualcosa che non aiuta la nostra economia. Il sindacato, alla luce della ricerca, ha chiesto al governo di intervenire subito sulla determinazione del prezzo, aggravato in queste ore dalla guerra in Iran. Il caro energia, tuttavia, è solo uno degli elementi di crisi del manifatturiero. È il grave incipit analitico di cio’ che è stato rilevato sul campo, ma se l’Italia vuole continuare a far parte del G7 deve tornare a investire sull’industria e sul lavoro, commenta la Fiom. Le crisi geopolitiche con le minacce di sospendere le forniture di gas e petrolio sono il convitato di pietra del nostro manifatturiero in questa convulsa fase mondiale. Abbiamo davanti uno spaccato critico del settore su cui pesano anche altre  debolezze come la piccola dimensione delle imprese, i bassi livelli di investimento, la dipendenza dalle importazioni. Tre macro aree tutte legate alla filiera energetica. Ripartire dai costi dell’energia per consentire di non arretrare oltre, diventa, dunque, una necessità quasi istituzionale. I numeri ci sono tutti e spesso sono frutto di studi commissionati da  organizzazioni  che poi si combattono su altri fronti. C’è un tavolo intorno al quale far sedere tutti  insieme ?   Le tensioni internazionali alimentano inflazione e difficoltà produttive, ma dietro si staglia forte il cammino della transizione energetica. Da non abbandonare, perché un prepotente che ama incendiare il mondo c’è sempre.

 

Di Nunzio Ingiusto