La transizione ecologica non avanza perché non c’è personale adeguato. Nel 2024, le imprese italiane hanno lamentato la mancanza di oltre 2 milioni di lavoratori specializzati. Sotto traccia si sapeva che tra le cause del rallentamento c’era la scarsa preparazione a lavorare nel mondo green, la mancanza di muscoli, in un mondo dove le tecnologie sono “l’ossigeno”. È stato il Presidente di Confartigianato Marco Granelli a svelare i dati di una disarmonia economica e sociale che pesa su ogni ipotesi di sviluppo. Retorico andare al fronte senza cartucce.
Confartigianato alla Settimana per l’Energia e la Sostenibilità fa sapere che nel 2024 le aziende italiane hanno previsto l’assunzione di 4.447.370 lavoratori con competenze green, ma il 50% circa di queste professionalità-2,2 milioni di lavoratori-non sono state trovate sul mercato del lavoro. Le classifiche, come sempre, presentano il volto vero dei fenomeni di cui parliamo. A scorrere l’Italia ce ne rendiamo conto. In Trentino-Alto Adige, Regione dove per 300 giorni all’anno si consuma energia per riscaldamento e che può essere campione di transizione verde, la quota di lavoratori green introvabili tocca il 58%, seguita da Umbria Friuli-Venezia Giulia , Valle d’Aosta , Abruzzo e Marche, Veneto, Piemonte. A combattere il fenomeno e soffrirne sono le  micro e piccole imprese (Mpi) e quelle dell’artigianato. Sempre nel 2024 volevano assumere 1 milione e mezzo di lavoratori con competenze green, ma ne hanno trovate poco più della metà.
Allora, chi la fa la transizione nelle imprese ? A che serve parlarne e varare provvedimenti di legge se non c’è chi mette in moto la macchina ? ”Il rischio – dice Marco Granelli – è di avere una transizione verde senza lavoratori green. Stiamo  lasciando scoperti centinaia di migliaia di posti di lavoro che  rappresentano un’opportunità straordinaria per i giovani e per la  competitività del nostro Paese”. La sostenibilità non è solo una scelta etica, ma un’opzione per crescere, anche per appianare disuguaglianze. L’Agenda 2030 di dieci anni fa lo ha sancito in maniera solenne. Se si arriva a un Paese più sostenibile l’organizzazione sociale migliora, l’economia ne trae vantaggi come dimostra la storia di Paesi del Nord Europa. Quanto conta l’istruzione e l’apprendimento in giovane età ? La popolazione italiana invecchia e così in molti settori produttivi la l’età media-dipendenti è alta. Ma le nuove generazioni sono il fulcro della rigenerazione. L’alleanza tra scuola, formazione tecnica e mondo del lavoro resta la risposta principale, soprattutto da noi in Italia che difendiamo la scuola pubblica. Evidentemente c’è bisogno di stabilire nuove, più spinte e originali connessioni anche con la formazione nelle aziende, nei centri autorizzati a creare profili green oriented. Ai giovani bisogna trasmettere, più di quanto si faccia oggi, la dimensione di una vita che razionalizzi i consumi, abbassi le disuguaglianze, rimoduli le relazioni umane, stabilisca priorità e subordinate , per non cadere nella contraddizione tra proteste per il clima e spaesamento culturale. “Serve una riforma della formazione tecnica e professionale che metta l’ambiente e l’efficienza energetica al centro dei programmi scolastici” dice Confartigianato. È una verità, cui dobbiamo lavorare tutti. Ma senza dimenticarci dei veri attori del cambiamento. Quelli che hanno più bisogno di “ossigeno”.

 

di Nunzio Ingiusto