Categorie: Editorial
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Se per essere competitivi sul mercato è necessario ricercare un equilibrio tra il profitto economico e la generazione di un valore condiviso come la sostenibilità, l’investimento in cultura può rappresentare un asso nella manica per le imprese italiane: è quanto emerge dal XIII Rapporto dell’Associazione Civita, presentato questa mattina a Roma, in un evento a cui ha partecipato anche il ministro della Cultura Dario Franceschini.

Dal titolo “Quando la cultura incontra la sostenibilità” (edito da Marsilio, realizzato con il supporto di IGT), il Rapporto presenta il risultato di un’indagine, strutturata su una doppia survey (la prima condotta nel 2021 sulle imprese appartenenti all’associazione; la seconda nei primi mesi del 2022 su un campione d B-Corp e Società Benefit), volta a chiarire il ruolo della cultura nelle strategie di sostenibilità delle aziende e ad analizzare i progetti ‘green’ nell’ambito delle politiche museali.

I dati evidenziano che le iniziative realizzate dalle aziende per la sostenibilità “extra ambientale” si concentrano negli ultimi anni in area sociale (93%), seguita dalla formazione (84%) e dalla cultura (79%): tra i principali risultati raggiunti da queste strategie ci sono il miglioramento dell’immagine in termini di reputazione (67%), e poi a seguire una maggiore forza nelle relazioni sui territori (52%) e l’aumento della visibilità del brand (28%). A questo poi si aggiunge la capacità di centrare ben 6 dei 17 SDGs dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (lavoro dignitoso e crescita economica; lotta contro il cambiamento climatico; consumo e produzione responsabili; imprese, innovazione e infrastrutture; istruzione di qualità; città e comunità sostenibili), driver capaci di orientare il comportamento dell’impresa. Sulla realizzazione della progettualità in ambito sociale, culturale e formativo le aziende analizzate prediligono il mix tra contributo economico e tecnico (66%), seguito da quello in competenze (56%): un nuovo approccio quindi, orientato non solo al sostegno materiale ma anche alla coprogettazione.
Basti pensare che nell’80% dei progetti realizzati in questo ambito si tratta di iniziative svolte in partnership con organizzazioni culturali, comunità locali ed enti del terzo settore, fondendo di fatto l’elemento culturale con quello sociale. “In questi anni è stato fatto un passaggio spero ormai irreversibile, ossia che gli investimenti in cultura sono tra i principali fattori di crescita del Pese. Nel Pnrr abbiamo investito molto, siamo il Paese che ha investito di più. Chi verrà dopo di noi non potrà prescindere da questo”, ha detto il ministro Dario Franceschini. E’ chiaro dunque che parlare di sostenibilità oggi non significa solo agire e pensare “green”, ma abbracciare un insieme di valori condivisi, a vantaggio di tutta la collettività, riconoscendo l’interdipendenza tra le dimensioni economica, sociale, ambientale e culturale. E proprio pensando alla cultura come un “acceleratore” di sostenibilità, i musei non possono non essere protagonisti di questa “rivoluzione”. Per questo nell’ambito del Rapporto, l’Associazione ha deciso di somministrare a un campione di “pubblico dei musei” un questionario online per chiedere quali misure dovrebbero adottare le realtà museali italiane per essere più sostenibili sotto il profilo ambientale. Già la premessa è indicativa: il 68% del campione intervistato ritiene infatti che attraverso arte e cultura si possa trasmettere un messaggio più incisivo a favore della sostenibilità. Sul possibile ruolo che i musei dovrebbero assumere, il 62% è convinto che questi ultimi dovrebbero comunicare maggiormente all’esterno le proprie iniziative legate alla sostenibilità ambientale. In merito al costo delle soluzioni ecologiche però il 77% ritiene che sia ancora troppo esoso, mentre sulla priorità delle misure concrete da adottare, al primo posto per gli intervistati c’è l’efficientamento energetico – 69%- (tra le altre elencate, anche l’uso di materiali riciclabili, la raccolta differenziata dei rifiuti, l’uso di sistemi di illuminazione a led). “Il rapporto non fiorisce all’improvviso né risponde alle mode, ma risponde ai motivi che portarono alla fondazione di Civita 35 anni fa, ossia coniugare tutela e valorizzazione pensando a un modello economico nuovo, tra pubblico e privato”, ha detto Gianni Letta, presidente dell’Associazione Civita.

 

Fonte: ansa.it