L’Unione europea ha scoperto che l’Italia nicchia sull’attuazione della direttiva sulle case green e l’ha sanzionata. Ancora una volta il Paese dimostra di non apprezzare fino in fondo la transizione verde. La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia e di altri Paesi, perché non hanno inviato entro il 31 dicembre 2025 il piano operativo. In pratica, non sono state rispettate le scadenze previste dalla normativa sulle prestazioni energetiche degli edifici. L’argomento è divisivo perché il governo italiano all’Ecofin ha vitato contro. Ma a Bruxelles si aspettavano la bozza di un piano nazionale di ristrutturazione edilizia. Piaccia o no, la normativa è in vigore, altrimenti la sanzione non poteva essere adottata. E la bozza che Bruxelles non ha ricevuto, è il documento strategico nel quale vengono descritte le tappe per il miglioramento energetico delle abitazioni. L’obiettivo finale dell’Ue è di aumentare l’efficienza degli edifici e ridurre le emissioni inquinanti. Emissioni dovute in special modo alle vecchie caldaie a gas: minaccia costante per l’ambientee la salute. La soluzione per risolvere il problema alla radice sta proprio nella direttiva europea. Le associazioni ambientaliste hanno sollecitato più volte il Parlamento italiano a recepire la norma europea, a rivedere la posizione contraria del governo, ad aprire un dibattito approfondito. La maggiore obiezione avanzata dai contrari alla direttiva, riguarda i costi per le ristrutturazioni. Tuttavia, se si riuscisse a creare un tavolo di concertazione con la politica, i costruttori, i Comuni, le associazioni, si potrebbe attivare un piano di interventi che, secondo alcune stime, supera i 300 miliardi di euro di investimenti. Il documento da inviare entro il 2025 consente alla Commissione di avere un quadro generale con le tempistiche di lavoro nei singoli Stati. La direttiva rientra nella strategia europea di decarbonizzazione che ha classificato il settore edilizio tra quelli a maggiore impatto climatico a causa delle emissioni di Co2. L’obiettivo dell’Ue è di arrivare al 2050 con un patrimonio edilizio a zero emissioni. Obiettivo alto ? Sicuramente , ma alla luce delle modifiche al Green Deal del 2019, non è detto che la data del 2050 non possa essere rivista. L’importante è partire. La procedura di infrazione, comunque, consente all’Italia e ai Paesi inadempienti, di fornire chiarimenti entro due mesi dalla notifica. Se anche entro questo termine la Commissione europea non riceverà nessun documento, o se le giustificazioni dovessero essere ritenute insufficienti, la procedura prevede il ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea. La sanzione avrà un costo, oggi non ancora quantificato, che uscirà dalle tasche degli italiani. Come sempre.
di Nunzio Ingiusto 