Secondo un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change [1], tra il 2000 e il 2020 il ritiro dei ghiacciai che terminano direttamente in mare nell’emisfero settentrionale del globo ha esposto ben 2.466 chilometri di nuove coste, ovvero in media 123 chilometri all’anno.
Una trasformazione silenziosa ma imponente, che riguarda soprattutto l’area della Groenlandia, responsabile da sola di due terzi di queste nuove linee costiere. Negli ultimi quarant’anni l’Artico si è riscaldato fino a quattro volte più velocemente rispetto al resto del pianeta. Secondo gli esperti, quanto sta accadendo nel Nord Europa è solo un’anticipazione di ciò che ci attende.
Le regioni fredde, spiegano i climatologi, sono tra le più vulnerabili al riscaldamento globale [2]. Heikki Tuomenvirta, climatologo dell’Istituto Meteorologico Finlandese, ha dichiarato: “Con il progredire del cambiamento climatico, le ondate di calore eccezionali diventeranno più frequenti, più intense e più durature. Questo è solo l’inizio.” [2]. L’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci, ha innescato processi che non si limitano alla perdita di massa glaciale, ma incidono anche sul paesaggio costiero e sugli ecosistemi. Se il legame tra ritiro dei ghiacciai e innalzamento del livello del mare è ben noto, meno studiata è la conseguenza “orizzontale”, ovvero la comparsa di nuove coste laddove prima c’era ghiaccio. Questi tratti di litorale vengono chiamate “coste paraglaciali”, un termine che descrive ambienti giovani, instabili e in continua evoluzione.
I ricercatori [1] hanno analizzato oltre 3.200 sezioni di costa artica confrontando immagini satellitari del 2000 e del 2020. Il risultato è sorprendente: più del 70% dei ghiacciai marini che si sono ritirati ha lasciato dietro di sé una nuova linea di costa.
• Groenlandia: 1.629 km di nuove coste (66% del totale)
• Canada artico se6entrionale e Russia artica: circa 220–240 km ciascuno
• Svalbard: circa 236 km
• Alaska, Canada meridionale e Islanda: contributi più modesti ma significativi In parallelo, solo 53 km di coste sono stati “persi” a causa di avanzate glaciali temporanee, concentrate soprattutto nell’arcipelago delle isole Svalbard.
Oltre alle coste, il ritiro dei ghiacciai ha fatto emergere anche 35 nuove isole, anche qui in gran parte situate in Groenlandia. Le nuove coste non sono tutte uguali: possono essere morbide e facilmente erodibili, fatte di sedimenti e morene, oppure rocciose e più stabili, spesso modellate da processi glaciali millenari. La particolarità è che, appena liberate dal ghiaccio, queste terre non hanno permafrost consolidato, e servono almeno due anni prima che il terreno geli stabilmente. Questo rende le coste estremamente vulnerabili all’erosione da parte di onde, maree e correnti. In alcuni casi, poi, la stessa deglaciazione scatena fenomeni violenti, come onde anomale simili a tsunami che possono essere innescate dal crollo di ghiacciai, dal ribaltamento di iceberg o da frane nelle valli glaciali. Un esempio tragico è quello della Groenlandia nel 2017, dove un evento di questo tipo causò danni e vittime [3]. Attraverso la raccolta di dati e la costruzione di un modello di simulazione in 3-D è stato appurato che è stata una frana staccatasi da circa 1.000 metri nel fiordo Karrat a causare, precipitando in mare, prima un terremoto e poi il maremoto [3]. Queste coste nascenti rappresentano nuovi habitat per la flora e la fauna, e nel lungo termine potrebbero accogliere ecosistemi costieri simili a quelli delle regioni più temperate. Alcuni studi prevedono persino l’espansione di praterie marine e altre comunità biologiche lungo queste nuove sponde. Le implicazioni non sono però solo naturali, per le comunità artiche il ritiro dei ghiacciai è un’arma a doppio taglio. Da un lato possono aumentare i rischi per turismo, navigazione e insediamenti costieri; dall’altro, si aprono nuove opportunità economiche, ad esempio nell’estrazione di sabbie e sedimenti, già discussa in Groenlandia. Il messaggio dello studio è chiaro, stiamo assistendo alla nascita di un nuovo paesaggio artico. Le coste paraglaciali che emergono oggi sono un’anteprima di ciò che potrebbe diventare l’Artico in un futuro senza ghiaccio. Il ritmo del cambiamento dipenderà dal proseguire del riscaldamento clima&co, se le temperature continueranno a salire, altre centinaia di chilometri di coste potrebbero emergere entro fine secolo. Ciò significa non solo nuove mappe geografiche, ma anche nuove sfide ecologiche, economiche, sociali e geopolitiche per un’area che già oggi vive trasformazioni senza precedenti. Come sottolineano gli autori, rimane una grande incognita: quanto velocemente queste nuove coste perderanno il loro cara6ere “glaciale” e si stabilizzeranno in ecosistemi costieri maturi? La risposta potrà arrivare solo con il tempo, ma una cosa è certa: il volto dell’Artico sta cambiando sotto i nostri occhi.
di Pietro Boniciolli 
Bibliografia [1] Kavan, J., Szczypińska, M., Koch&tzky, W. et al. New coasts emerging from the retreat of Northern Hemisphere marine-termina&ng glaciers in the twenty-first century. Nat. Clim. Chang. 15, 528–537 (2025). hBps://doi.org/10.1038/s41558-025-02282-5
[2] hBps://www.fanpage.it/innovazione/scienze/supera&-i-30-al-circolo-polare-ar&co-perche-ilnord-si-sta-riscaldando-piu-velocemente-del-resto-delmondo/#:~:text=L’Ar&co%20si%20riscalda%20quaBro,più%20evidente%20dell’amplificazione%20a r&ca.&text=Il%20Circolo%20Polare%20Ar&co%20ha,C%20per%2013%20giorni%20consecu&vi.
[3] hBps://www.corriere.it/video-ar&coli/2017/06/18/tsunami-groenlandia-4-dispersi-ondecausate-un-terremoto/96bebe1a-5449-11e7-b88a-9127ea412c57.shtml