Le coste europee sono da secoli un motore di sviluppo economico e sociale, dove si concentrano grandi città, porti, attività industriali e una fitta rete di infrastrutture di trasporto che sostiene la mobilità di persone e merci. Tuttavia, queste stesse aree sono oggi tra le più esposte agli effetti del riscaldamento globale in atto. L’innalzamento del livello del mare e l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi stanno infatti facendo crescere il rischio di inondazioni costiere, con conseguenze potenzialmente molto dannose per strade e ferrovie. Un recente studio pubblicato su Nature Climate Change [1] affronta questo problema in modo innovativo, proponendo la prima valutazione completamente probabilistica del rischio di inondazioni costiere per le infrastrutture di trasporto di superficie europee (strade e ferrovie), considerando diversi scenari futuri di aumento delle temperature medie.

Nel linguaggio scientifico, il rischio climatico non dipende solo dalla pericolosità dell’evento, ma nasce dall’interazione tra pericolosità, esposizione e vulnerabilità. Nel caso delle inondazioni costiere, la pericolosità è legata a fattori come mareggiate, maree, onde e innalzamento del livello medio del mare; l’esposizione riguarda la presenza di infrastrutture nelle aree costiere a bassa quota; la vulnerabilità descrive quanto queste infrastrutture possono essere danneggiate da un evento di una determinata intensità.

Lo studio adotta proprio questa definizione di rischio, in linea con l’IPCC (International Panel on Climate Change), e la traduce in due indicatori chiave. Il primo è l’Expected Annual Damage (EAD), ovvero il danno economico annuo atteso, espresso in euro, che tiene conto sia della probabilità degli eventi di inondazione sia della loro severità. Il secondo è l’Expected Annual Length Affected (EALA), che rappresenta la lunghezza media annua di strade e ferrovie colpite dalle inondazioni, espressa in chilometri.

Uno degli elementi più innovativi del lavoro è l’approccio probabilistico adottato. Invece di considerare singoli scenari estremi, gli autori combinano mappe di inondazione costiera derivate da modelli computerizzati con informazioni ad alta risoluzione sulle reti stradali e ferroviarie europee, in gran parte basate su OpenStreetMap, un progetto collaborativo finalizzato a creare mappe del mondo a contenuto libero [2]. Ogni segmento di infrastruttura è associato a costi di ricostruzione e a curve di danno specifiche per tipologia (autostrade, strade secondarie, ferrovie elettrificate, alta velocità, ecc.). Questo consente di stimare non solo un valore medio del danno, ma anche l’incertezza associata, fornendo una distribuzione probabilistica dei possibili impatti. L’analisi viene ripetuta per diverse soglie di riscaldamento globale: condizioni attuali (1980–2020) e poi con aumenti di 1,5 °C, 2 °C, 3 °C e 4 °C rispetto al periodo preindustriale.

I numeri che emergono sono chiari, nelle condizioni climatiche attuali circa 1.600 km di infrastrutture di trasporto europee sono colpite ogni anno da inondazioni costiere, con un danno economico annuo atteso dell’ordine di 500–700 milioni di euro [1]. Già con un riscaldamento globale limitato a 1,5 °C, questi valori aumentano in modo significativo. La lunghezza annuale di infrastrutture colpite cresce di circa il 60% e il danno economico supera gli 800 milioni di euro all’anno [1]. Con livelli di riscaldamento più elevati, la situazione peggiora ulteriormente. A 3 °C di aumento della temperatura globale il danno annuo atteso quasi raddoppia rispetto al presente, mentre a 4 °C supera il miliardo di euro l’anno, un valore quasi raddoppiato rispetto ai valori attuali [1]. Un aspetto cruciale è che l’aumento del rischio non è lineare, ogni frazione di grado in più comporta costi aggiuntivi, sottolineando l’importanza di limitare il riscaldamento globale.

Un risultato interessante riguarda la differenza tra strade e ferrovie. Le strade risultano sistematicamente più esposte alle inondazioni costiere, soprattutto perché sono molto più diffuse nelle zone costiere a bassa quota. In termini di chilometri colpiti le strade, in particolare quelle secondarie e terziarie, dominano il quadro del rischio.

Tuttavia, quando si guarda ai danni economici, le ferrovie giocano un ruolo sproporzionato. I costi di ricostruzione delle infrastrutture ferroviarie sono infatti molto più elevati rispetto a quelli stradali, soprattutto per le linee elettrificate e ad alta velocità. Di conseguenza, anche se colpite su lunghezze minori, le ferrovie contribuiscono in modo rilevante al danno economico totale, e questa tendenza si accentua con l’aumentare del riscaldamento globale.

Un fattore importante è che il rischio non è distribuito uniformemente in Europa. Paesi come Regno Unito, Italia, Francia, Norvegia e Danimarca mostrano già oggi valori elevati di infrastrutture colpite annualmente. In particolare, il Regno Unito emerge come il Paese con il danno economico annuo atteso più alto, arrivando a rappresentare oltre la metà del totale europeo nelle condizioni attuali. Un altro aspetto rilevante è il rapporto tra danni e dimensione dell’economia nazionale. Alcuni Paesi con economie più piccole, pur avendo danni assoluti relativamente contenuti, subiscono un impatto proporzionalmente maggiore rispetto al loro PIL, risultando quindi più vulnerabili dal punto di vista socioeconomico.

Lo studio [1] assume uno scenario basato sulle infrastrutture attuali e sui livelli di protezione costiera esistenti, senza ulteriori misure di adattamento previste. In questo senso, i risultati non sono una previsione inevitabile, ma una chiara indicazione di ciò che potrebbe accadere se non si interviene nel più breve tempo possibile.

Le implicazioni per le politiche pubbliche sono profonde, da un lato infatti i governi potrebbero dover destinare una quota crescente dei budget per il trasporto alla manutenzione e riparazione dei danni da inondazione. Dall’altro, sarà necessario ripensare la progettazione delle nuove infrastrutture, evitando di aumentare l’esposizione nelle zone costiere più vulnerabili e investendo in soluzioni di adattamento, come il rialzo delle infrastrutture, il miglioramento delle difese costiere o l’uso di soluzioni basate sulla natura.

Nel complesso, questo lavoro [1] fornisce una delle analisi più complete finora disponibili sul rischio climatico per le infrastrutture di trasporto costiere in Europa. Il messaggio principale è netto e lascia pochi dubbi, ogni incremento di temperatura rispetto alle medie attuali si traduce in una crescita misurabile del rischio e dei costi. Limitare l’aumento della temperatura non è quindi unicamente una questione ambientale, ma anche infrastrutturale ed economica. In un continente che punta a reti di trasporto sempre più integrate ed efficienti, ignorare il cambiamento climatico significherebbe costruire le infrastrutture del futuro su basi sempre più fragili. La ricerca scientifica può offrire strumenti quantitativi solidi per evitare tale scenario, ma la decisione finale spetta alla politica e alla società nel suo insieme.

di Pietro Boniciolli

 

 

 

 

Bibliografia

[1] Nawarat, K., Reyns, J., Vousdoukas, M.I. et al. Coastal flood risk to European surface transport infrastructure at different global warming levels. Nat. Clim. Chang. (2026). https://doi.org/10.1038/s41558-025-02510-y

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/OpenStreetMap