Alla Scuola Italiana Design, uno degli asset del GalileoVD, il legame con le imprese non è un’attività accessoria, ma parte integrante del nostro DNA didattico. Fin dall’inizio, i progetti degli studenti vengono sviluppati in collaborazione con aziende di diversi settori, creando un ponte tra formazione e mondo produttivo. Questo modello ci permette non solo di formare giovani designer pronti a confrontarsi con le sfide reali, ma anche di generare valore per le imprese partner. Per misurare questa ricaduta abbiamo condotto un’indagine sui progetti SID, raccogliendo risultati che mostrano con chiarezza quanto il design possa incidere sulla crescita culturale e industriale. I numeri raccontano bene questa storia. Consideriamo degli esempi: il seggiolino Chicco 360 (Artsana) ha superato le 80.000 unità vendute dal 2018, diventando un prodotto di riferimento per la mobilità infantile. La stampante 3D EVERES (Sisma) ha raggiunto oltre 1.000 pezzi venduti in 40 Paesi, aprendo nuove opportunità di mercato e consolidando l’innovazione made in Italy. Non si tratta solo di prodotti, ma anche di esperienze capaci di trasformare il modo in cui le persone percepiscono un brand.
Con Tempo Box (SCA) gli studenti hanno realizzato 1 milione di confezioni in edizione limitata, dimostrando che anche un imballo può diventare strumento narrativo ed emozionale. Con Elite per Coca-Cola il design ha ripensato le dinamiche di visibilità nei punti vendita, supportando un’operazione diffusa in oltre 400 store in tutta Italia. Il packaging diventa spesso veicolo di identità: nel caso di Kioene, gli studenti hanno sviluppato concept grafici e di prodotto capaci di rafforzare la percezione di un brand legato alla sostenibilità e all’alimentazione consapevole, con una produzione quotidiana di decine di migliaia di confezioni. Un passaggio centrale della nostra didattica è la convinzione che la creatività decondizionata – libera dai vincoli del settore e delle abitudini consolidate – sia la leva più potente per innovare. È un approccio che si alimenta di multidisciplinarietà e che trova un esempio emblematico nella collaborazione con Maschio Gaspardo. Portare il design in un comparto come l’agricoltura ha significato introdurre nuovi linguaggi, capaci di rendere una seminatrice come la Chrono non solo più efficiente, ma anche più intuitiva per l’utente, premiata a livello internazionale come esempio di innovazione. C’è infine un elemento che considero fondamentale: l’effetto sulle persone. Molti dei nostri alumni oggi guidano team di design all’interno delle aziende partner, portando avanti quella contaminazione di pensiero che è il vero capitale dell’innovazione. Un caso emblematico è quello di Unox, che ha costruito il proprio dipartimento di design coinvolgendo in maniera determinante i diplomati SID.
Oggi, grazie a quel percorso, l’azienda può contare su un team formato per l’80% da nostri ex studenti, capace di conquistare 14 riconoscimenti internazionali, tra cui 6 Red Dot Design Awards. Guardando a questi risultati, il messaggio è chiaro: se vogliamo che le imprese italiane continuino a restare competitive, dobbiamo continuare a investire nella creatività dei giovani e nei luoghi che sanno trasformarla in opportunità. Scuola Italiana Design, insieme agli altri dipartimenti che costituiscono il Galileo Visionary District, rappresenta uno di questi luoghi: un ecosistema in cui formazione, ricerca e impresa dialogano quotidianamente. Non un contenitore di idee astratte, ma un laboratorio concreto in cui il futuro non si predice, si progetta.
di Paolo Giopp
Presidente del Parco Scientifico
e Tecnologico GalileoVD