Questo articolo non è un articolo. Questo articolo è un articolo “insolito”.
In realtà, a volerla dire tutta, questo articolo è una fiaba. La fiaba di un rampicante, una wisteria sinensis, della famiglia delle fabaceae: un glicine, insomma. Un glicine
che dal 1994 si arrampica per le vie di Saonara – terra di fiori e di piante, vicino Padova – sboccia comunità e racconta di persone disabili e di esseri umani, di sfide
e di inclusione. È una fiabaceae insolita, questa storia, nei dettagli e nei particolari.
La fiaba insolita narra dell’ultimo fiore sbocciato, di una casa fatta di spazi comuni e di sette camere, chiamate come le sette province del Veneto: una casa vacanze.
Così le chiamano le strutture ricettive che ospitano gli ospiti (e chi potrebbe ospitare, sennò?). Questo posto insolito – ma insolito per davvero, perché non ne esistono altri fatti così – si chiama “L’Insolito Posto”. A vederlo non sembra poi così “insolito”: è una reception, una cucina dove il giovedì mattina si puliscono le cappe, una sala da pranzo con dei bei tavoli rossi, quadrati, e un salone grande dove si fanno le conferenze e i grandi ritrovi.
Il posto, a dirla tutta, sembra solito. Ci vuole un tanto così di sensibilità per vedere che è insolito; per esempio, già all’entrata, i due lampioni sono storti, piegati in un abbraccio spigoloso; i tavoli della sala da pranzo sono un po’ più alti del normale. E pure i banconi – della colazione, della reception – sono una spanna più su. Sempre all’accoglienza c’è però un ripiano più basso, e un tablet per scrivere e fare la sintesi vocale. Gli interruttori e le mappe, del posto e delle stanze, sono fatti di braille, e i comodini scorrono a destra e a sinistra, ai lati dei letti, per fare spazio qua e là; l’allarme è un grosso flash e i letti vibrano, perché c’è chi non sente niente e allora bisogno avvertirlo, sia per svegliarlo, sia per dirgli di fare in fretta. E c’è la signorina Alexa, in tutte le stanze.
Tutto è un po’ più largo: così chi rotola su ruote, perché non può camminare, va dove vuole, e non si incastra mai. E poi gli armadi, i rubinetti, le maniglie delle porte
a scomparsa, e gli antiscivolo tondi ai piedi delle scale, e l’ascensore: tutto un po’ insolito.
L’Insolito Posto è insolito perché “inatteso, inconsueto, fuori dal normale, da suscitare stupore e curiosità”: lo dice il dizionario e lo dice Nelda Sanavia, che è la
vicepresidente della cooperativa sociale Il Glicine. Il Glicine è la mamma, la radice, il rampicante dai fiori blu da cui è sbocciato L’Insolito Posto. Che poi, si sarebbe
dovuta chiamare “Insolita Locanda”, ma, “per motivi di riconoscimento regionale e assegnazione dei Leoni per le strutture ricettive non alberghiere in Veneto, l’abbiamo
chiamato Insolito Posto”; questo lo spiega Pierluigi Donà, che è invece il presidente della cooperativa. Di Leoni, alla fine, ne ha Quattro, la casa vacanze; il massimo.
Tanto è insolito, perché tutto è originale. Fatto su misura per L’Insolito Posto; inventato da chi l’ha pensato – Pierluigi, Nelda, la cooperativa – e commissionato agli
artigiani perché fosse giusto, giusto per le persone disabili. Per tutti i disabili: tetraplegici, invalidi, ciechi, sordi, sordociechi, autistici, persone normali. Così, per i
viandanti che passano per Saonara, o vogliono alloggiare vicino a Padova, è possibile trovare un luogo inclusivo, di facile accesso per tutti, che preservi la loro
autonomia nel muoversi nell’Insolito Posto, senza preclusioni fisiche, sensibili o economiche.
Tutta questa inclusione si è rampicata così, negli anni, dal 1987: nel silenzio del comune saonarese, qualcuno si accorge che ci sono i “disabili”. Di più degli altri
paesi attorno, in realtà. Nasce il Gruppo Speranza, per organizzare qualche festa, qualche incontro per loro. Sette anni dopo, dalla speranza, fa capolino Il Glicine, che
apre un centro diurno per aiutare gli invalidi e alleggerire le famiglie, anche solo il mattino. Il tempo passa, e i familiari dei disabili invecchiano, a volte salutano per
sempre. E allora, nel 1999, sboccia la comunità alloggio del Glicine, dove si ospitano i disabili 365 giorni all’anno. Una casa famiglia, per chi una famiglia non ce l’ha più.
Ma la disabilità, l’essere “diversamente abili”, non significa che non siano abili, o che non abbiano aspirazioni, bisogno di autonomia; iniziano allora le attività del vivaismo e della fioreria, lì dove brulicano vivai e aziende, dell’artigianato e dei progetti di avviamento alla vita indipendente: quei lavori piccoli e grandi che permettono alla cooperativa di creare utile, rinnovarsi e crescere e sostenere, dare un lavoro ai disabili, insegnare loro a cavarsela, grazie alla supervisione dei volontari e dei
dipendenti. E infine, l’ultima attività: L’Insolito Posto. La cui prima pietra viene poggiata nel 2019, e inizia la propria vita il 1° aprile 2023, tra le varie difficoltà intercorse nei quattro anni. Anche nell’Insolito Posto si lavora. Chi impara a cucinare, chi a servire, altri a pulire
e rassettare le camere. L’inclusione non la fa solo l’accoglienza; inclusione è insegnare un lavoro, tracciare una strada per l’autonomia ai disabili che, altrimenti, verrebbero semplicemente assistiti, se non calati a forza in un mondo “normodotato” o lasciati a loro stessi. Inclusione è saper dare, e saper ricevere. “In questi ultimi anni (tra le varie attività, ndr) abbiamo inserito una decina di ragazzi nel mondo del lavoro; ragazzi che non avrebbero avuto un futuro. La dignità di una persona passa per l’autonomia, incluso quindi il lavoro e la libertà economica” spiegano Nelda e
Pierluigi.
In tutta questa inclusione, manca però un perché. Perché L’Insolito Posto? Perché la necessità di aprire una casa vacanze, nella campagna padovana, con più di 50
disabili da assistere e da seguire – e quindi con altrettante famiglie da seguire, e ognuna con la propria storia?
“Sarebbe la prima domanda da fare – precisa Pierluigi Donà – perché, come cooperativa, nel portare in vacanza i nostri ragazzi, abbiamo sempre riscontrato una
serie di difficoltà: portiamo via tutti, o lasciamo a casa qualcuno? Il posto che ci accoglie è idoneo? Se sono solo grossi alberghi con questa possibilità, quanto
dobbiamo pagare? Non solo barriere culturali, dunque, ma anche economiche. Abbiamo sentito il bisogno di avere una struttura conscia di tutte le disabilità ed
economicamente accessibile. Ci abbiamo pensato noi, senza alcuna esperienza alberghiera, ma con tanta esperienza con i disabili. Ogni passaggio della costruzione è stato un immedesimarsi nella loro particolarità: c’è stato un grosso lavoro, ma siamo riusciti nell’intento di creare una struttura che non fa sentire i disabili in una
struttura protetta, e i normodotati in una ospedaliera”.
“L’Insolito Posto è una provocazione – continua Pierluigi – una provocazione a una società egoista, dove l’inclusione è una moda mordi-e-fuggi. Una provocazione a un
sistema di profitto per il quale non ci sarà mai convenienza nel costruire qualcosa come L’Insolito Posto: costruire una nostra camera, per esempio, costa due volte e
mezza in più di una camera d’albergo normale. E poi, chi li vuole i disabili, vicino a sé, quando urlano, sbavano e creano disagio, finché si è in vacanza? Questa
struttura vuole anche far riflettere: i normodotati si devono rendere conto della fortuna che hanno, una fortuna che potrebbe sfuggire, peraltro, da un momento
all’altro. Ma pensiamo alla disabilità solo quando ne siamo toccati sul personale, per obbligo familiare o per imposizioni di legge, mai come una eventualità, o per la
sensibilità che richiede”.
Dove non arriva la legislazione, o il profitto, arrivano le fronde rampicanti del Glicine. Una fiaba che si scrive da 38 anni, e che sembra sia solo all’inizio di tante storie che si porta tra i fiori. Una di queste è nel libro Le stagioni diverse. Quel vivere che sembra un vivere per niente (leggetelo). L’altra è portata dall’ultimo fiore dell’Insolito
Posto: qui passano perlopiù aziende, donne e uomini in tailleur e cravatta per appoggi di lavoro o conferenze: “le spese sostenute all’interno dell’Insolito Posto
rientrano nei bilanci di sostenibilità delle aziende”, sottolineano Pier e Nelda, “e poi, la struttura è alimentata per il 100% da energia verde, fornita da Alperia; ma
puntiamo a essere autonomi a breve, con le energie rinnovabili autoprodotte”.
Nelda c’è quasi nata e cresciuta, nel Gruppo Speranza, al Glicine e nella comunità alloggio di Saonara, “sono nata con il volontariato qui e ho iniziato a lavorare quando
ancora studiavo Scienze dell’educazione, e qui finirò”. Pier invece è un impresario “in prestito”: “da dirigente pubblico e direttore generale, nel tempo, di due case di
riposo, avevo un sogno: andare in pensione e stare con i “miei” ragazzi. E invece, sei anni fa, ho scelto: mi sono tolto la soddisfazione di lavorare a tempo pieno per le
cose che mi interessano veramente, mettere i miei talenti al servizio di chi li apprezza, pensare alle attività e al marketing necessario per affiancare i servizi
essenziali del Glicine (convenzionati ULSS) e far sopravvivere la cooperativa e i suoi fiori”.
Magari le loro storie non sono così insolite; magari la storia de Il Glicine, non è così insolita. E neanche quelle dei loro ragazzi. Ma è a quel punto “insolito” che passano
infinite rette; o perlomeno, abbastanza per definirlo. Nell’intreccio dei rami, un Insolito Posto: a dimostrare che l’inclusione esiste, in tanti modi, si arrampica e
resiste. La fiabaceae di un glicine, che tinge di blu la provincia di Padova.
Articolo di Damiano Martin