Quella che inizia oggi a Belém è la 30ma conferenza ONU sul clima, 10 anni dopo gli accordi di Parigi per salvare il Pianeta. La città che la ospita- Belém- è alle porte dell’Amazzonia, la più grande foresta del mondo, per anni devastata da abbattimento di alberi, incendi, soprusi ambientali di ogni tipo. 10 anni fa a Parigi i Paesi si impegnarono a contenere il riscaldamento climatico al massimo entro due gradi. Ma sono stati dieci anni segnati da rallentamenti, ripensamenti, negazioni, capovolgimenti di verità per mano di politici, industrie fossili, banche, lobby trasversali. Il Presidente del Brasile Lula da Silva, nell’accogliere i delegati, ha detto che questa è la Conferenza della verità. Il segretario generale dell’Onu António Guterres ha detto che gli obiettivi di contenimento del risaldamento del Pianeta sono falliti e che la Conferenza deve ridare fiducia a tutto il processo climatico.
A Belém non ci saranno rappresentanti importanti di Stati Uniti, Cina, India, le potenze che inquinano di più. ” Noi faremo la nostra parte”, ha detto Ursula von der Leyen– coprendo a mala pena le differenze che esistono tra i 27 Paesi europei sul Green Deal e sulle misure da adottare per rispettare gli accordi di Parigi. L’unica novità che l’Europa porta è il recente accordo sul taglio delle emissioni gas del 90% entro il 2040. Accordo scritto non senza tribolazioni, ma Tutto da vedere all’atto pratico. Lula ha provato a dire che la guerra in Ucraina ha vanificato anni di sforzi, ma non è una tesi che convince in pieno. Basta guardare indietro e vedere la lentezza con la quale decine di Paesi, firmatari degli accordi di Parigi, hanno impostato le proprie politiche climatiche prima dell’invasione dell’Ucraina. Di soldi per fermare le emissioni e i danni globali se ne sono visti pochi. A Belém, insomma, si è pessimisti.
Gli investimenti pubblici e privati sono il vero test globale, quello che in fondo dà ragione al Segretario Onu Guterres. All’ultima conferenza di Bakù era stato sottoscritto l’accordo per 300 miliardi di dollari di investimenti nei Paesi in via di sviluppo da parte dei Paesi industrializzati. I conti non tornano, gli investimenti sono bassi, lo scenario è sconfortante. Donal Trump continua a ritenere la lotta al cambiamento climatico e si muove a modo suo. “Gli Usa non manderanno nessun rappresentante di alto livello alla Cop30 – ha scritto la Casa Bianca.Il presidente Trump sta dialogando direttamente con i leader nel mondo sulle questioni energetiche.” Il paradigma di una sconfitta.
di Nunzio Ingiusto 
Fonte: https://www.italianotizie24.it/la-cop30-in-brasile-sia-pre-sotto-il-peso-di-un-fallimento/