La deadline stabilita dall’Europa è per l’11 dicembre 2026 ed è una buona cosa se l’Italia la rispetta. Si, perchè entro dicembre bisogna approvare la Direttiva 2024/2881 sulla qualità dell’aria.  Ma è il caso di ricordarlo alla politica ? Si, hanno detto diciassette società scientifiche e associazioni mediche  che hanno hanno inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, al Ministro della Salute Orazio Schillaci e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Chiedono di recepire entro i termini previsti la nuova Direttiva e di non ricorrere alle possibilità di deroga previste.

La norma  introduce valori limite più rigorosi per i principali inquinanti atmosferici e li collega alle indicazioni dell’OMS. Per l’Italia è un’occasione straordinaria per mitigare gli  effetti delle emissioni. Se ce ne fosse ancora bisogno, l’estate 2026 – tra le più calde di sempre- ha messo a nudo la vulnerabilità fisica di milioni di persone. Per i firmatari della lettera è una questione di salute pubblica e di prevenzione non più rinviabile. Il contesto evidentemente è favorevole, anche se la via delle decisioni politiche è sempre la più accidentata. L’inquinamento atmosferico rappresenta il principale rischio ambientale per la salute in Europa, se è vero che si contano oltre 300 mila decessi ogni anno. L’Italia è tra i Paesi maggiormente colpiti da questa moria silenziosa che stima circa 70 mila morti l’anno , tutti per pessima qualità dell’aria.  “La nuova direttiva europea rappresenta un passaggio fondamentale per la tutela della salute pubblica. Chiedere deroghe o rinviare il raggiungimento dei nuovi standard significherebbe prolungare l’esposizione di milioni di persone a un fattore di rischio che sappiamo essere prevenibile”, dice  Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, tra i firmatari della lettera al governo.

” I dati scientifici sono inequivocabili: l’inquinamento atmosferico contribuisce allo sviluppo e all’aggravamento di patologie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche e oncologiche e colpisce in modo particolare bambini, anziani e persone con patologie croniche”. Non c’è altra strada che ridurre al più presto le concentrazioni degli inquinanti. Non è  soltanto un obiettivo ambientale, ma una delle più importanti azioni di prevenzione da mettere in campo. All’ISDE dicono da tempo che 7 italiani su 10 sono malati cronici da malattie per inquinamento. In campo ci sono iniziative su cui  investire tempo, denaro e passione: “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, per esempio. Raccoglie dati che mostrano il grande lavoro da fare a tutti i livelli.   Nei primi sei mesi del 2026  molte città hanno raggiunto le soglie massime di riferimento annuali in pochi giorni. Altro che allarme , la vita si accorcia.

Le organizzazioni che hanno firmato l’appello sono anche preoccupate per alcune iniziative che aggravano la situazione nazionale, come la riduzione delle risorse per il miglioramento della qualità dell’aria nella Pianura Padana. Una specie di termometro del malessere, esteso per centinaia di chilometri.  Non è concepibile che in una delle aree europee più colpite dall’inquinamento atmosferico, lo Stato riduca la spesa, eppure è avvenuto. In conclusione, sono da escludere le possibilità di proroga previste dalla Direttiva Ue: dicembre è dicembre e la deadline sia rispettata dall’Italia. Soprattutto, perchè ” l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio evitabile ed è un dovere primario dello Stato abbatterlo tutelando la salute”. Domanda facile, facile: c’era bisogno di scriverlo ? Forse si.

 

di  Nunzio Ingiusto