La mobilità sostenibile, obiettivo che si allontana. Le auto elettriche – totem dei futuri spostamenti motorizzati – sono lì nella grande prateria del cammino. Gli anni passano e il mercato dei veicoli non inquinanti non decolla. Peccato per i guru della rivoluzione elettrica che hanno previsto, scritto, raccontato, tutto il bello dell’elettrico. In Europa le immatricolazioni nei primi sette mesi del 2025 sono diminuite dello 0,7% con Germania (-2%), Francia (-8%) e Italia (-4%) a guidare la contrazione. Monaco, con il suo salone dell’auto, celebra come sempre le quattro ruote. Deve, però, assorbire analisi e numeri che come coltre coprono le vetture più tecno da mettere in circolazione. Gli studi convincono ? Libera scelta. Ma l’ultimo di Allianz Trade- la compagnia di assicurazione presente in oltre 50 Paesi- dice che nessuno può cantare vittoria per il mercato elettrico. Anzi, bisogna alzare il livello di attenzione se davvero vogliamo avere gli europei più accorti all’inquinamento e all’ambiente. Europei vincenti su tutti gli altri, s’intende.

Tra i tre Paesi di cui dicevamo, l’Italia è fanalino di coda. La quota di mercato dei veicoli elettrici puri è al 5%, al di sotto della media europea e distante dagli obiettivi UE e dall’Agenzia Internazionale per l’Energia, scrive Allianz. La quota media europea sfiora il 15%. Gli italiani, tuttavia, sono attratti più da vetture ibride (HEV e PHEV) che considerano più vantaggiose per prezzo, autonomia e costi energetici. Insomma, l’elettrico puro non cattura i portafogli, sebbene la stragrande maggioranza dei nostri connazionali si dichiari ambientalista, amante della salubrità, attenta alla salute e allo smog. Se lo Stato facesse di più e più in fretta, cose come colonnine di ricarica, incentivi e altre pensate, più automobilisti andrebbero dai concessionari delle elettriche. Le porte sono aperte.

Ma l’auto elettrica in Europa è dentro tensioni commerciali globali. L’introduzione dei nuovi dazi negli Stati Uniti e l’incertezza sugli accordi con la Cina stanno modificando gli equilibri di mercato. Paragoniamo la sensibilità ambientale media degli europei con quella degli americani ? Dalle nostre parti prima di dare ragione a chi vede l’auto elettrica come fumo negli occhi e sconquassi interminabili, pensiamo a tutti ciò che riguarda l’innovazione, la ricerca, le tecnologie, le filiere sostenibili. Ci sono aziende che reagiscono al brutto momento con il contenimento dei costi, la razionalizzazione della  gamma e gli investimenti. È saggio, rispetto a traguardi ambizioni di salvaguardia dell’ambiente ? Il 2026 è quasi alle porte e se non si vuole affrontare un altro anno sull’ ottovolante, credo che bisogna metter mano a politiche di mobilità sostenibile integrate tra Paesi dell’UE, a incentivi razionali e condivisi, a progetti comunitari che assicurino maggiori ritorni economici ai costruttori e garantiscano qualità e soddisfazione dei clienti. Proposte realizzabili sena retorica, con realismo. Mica per dare ragione ai guru

 

 

di Nunzio Ingiusto