All’interno dell’ecosistema Le Village by Crédit Agricole c’è una startup innovativa che unisce tecnologia e sostenibilità: ALPINVISION. La sua piattaforma digitale consente di gestire le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) in modo semplice e intuitivo.
Ne abbiamo parlato con Filippo Segata, COO della startup.

Come è nata l’idea della vostra startup?

L’idea è nata dall’incontro tra me e Mattia, CEO di ALPINVISION, quando lui lavorava al centro di ricerca d’eccellenza EURAC di Bolzano. Si occupava di autoconsumo diffuso e fotovoltaico, già prima che la normativa italiana sulle CER fosse definita.
Ci siamo incontrati al PVSEC, una conferenza di settore tenutasi a Milano nel 2022. Io in quel periodo lavoravo in un’azienda che collaborava con EURAC in alcuni progetti europei. Mattia aveva un background di ricerca, io invece ricoprivo il ruolo di product/project manager. Confrontandoci, abbiamo intuito la possibilità di creare qualcosa insieme.

L’idea è partita da un’opportunità normativa, ma anche dalla consapevolezza che, con le nostre competenze, potevamo affiancare la transizione digitale a quella sostenibile, entrambe fondamentali per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Cosa sono, in sostanza, le CER, che sono al centro della vostra realtà?

Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono un nuovo modello di produzione, consumo e condivisione di energia rinnovabile, capace di generare benefici ambientali, sociali ed economici.
Dal punto di vista ambientale, la normativa promuove l’installazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili, con evidenti vantaggi in termini di sostenibilità.
Sul piano economico, quando produzione e consumo avvengono in contemporanea all’interno della stessa comunità, si genera un incentivo economico che la CER può decidere come redistribuire. Si possono premiare i produttori e i consumatori, ma una parte degli incentivi deve essere destinata per legge a scopi sociali, con ricadute positive sul territorio.

Le CER funzionano perché non rappresentano solo uno scambio di energia, ma la creazione di una comunità. Quando si individuano bisogni concreti del territorio da soddisfare e si favorisce la crescita collettiva, la comunità energetica realizza pienamente la propria missione.

Come riuscite, nella pratica, a realizzare il vostro lavoro?

Il nostro compito è far convivere due aspetti: la realizzazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili e il coordinamento tra persone e realtà che vi partecipano, un processo non sempre semplice.
A questo si aggiungono le difficoltà dovute a una normativa complessa e a una mancanza di competenze tecniche diffuse.

Per superare queste barriere, abbiamo sviluppato una piattaforma digitale dedicata all’ecosistema delle comunità energetiche, che semplifica la gestione e ne favorisce la crescita.
Grazie a simulatori integrati, le comunità possono svolgere analisi di fattibilità tecnico-economica, generando nuove opportunità anche per gli installatori e gli operatori associati.
In questo modo si crea un vero volano di crescita condivisa: il software diventa uno strumento per accelerare e rendere più dinamico l’intero processo.

A livello di impatto sociale, quali riscontri avete individuato?

Dalla nostra esperienza abbiamo capito che gli scopi sociali delle CER non devono limitarsi all’adempimento normativo. Non basta dire “abbiamo un impatto sociale” per dovere di legge, serve analizzare i reali bisogni delle comunità e costruire intorno a essi una progettualità che diventi parte integrante della loro identità.

Un esempio concreto è la collaborazione con la Fondazione Caritro, che nel 2025 ci ha incaricato di seguire un percorso di facilitazione e accompagnamento per cinque comunità energetiche del territorio, sotto forma di Comunità Energetiche Rinnovabili Solidali (CERS). Anche grazie a questo progetto abbiamo inserito nel team un’assistente sociale, Anna, specializzata nella progettualità sociale delle CERS.

Attraverso un’analisi partecipata del territorio, coinvolgendo figure strategiche, membri delle comunità e associazioni locali, abbiamo individuato i bisogni concreti di ciascuna realtà, massimizzando l’impatto sociale.
In una delle CER, ad esempio, è emerso che la popolazione era composta in gran parte da anziani: da qui è nata l’idea di coinvolgere il trasporto pubblico per rispondere a un’esigenza reale di mobilità.

Questo approccio, ci permette di trasformare le CER in strumenti non solo di condivisione energetica, ma anche di utilità sociale, rafforzando il tessuto comunitario del territorio.

Quali sono gli sviluppi futuri che avete in mente per la vostra startup?

Quando è nata ALPINVISION, ci siamo resi conto che stavamo affrontando un tema complesso in un mercato nuovo, con un prodotto nuovo. La nostra priorità iniziale è stata rendere tutto il più semplice possibile, offrendo uno strumento capace di far funzionare davvero le comunità energetiche.

Oggi abbiamo integrato nella piattaforma soluzioni di intelligenza artificiale e stiamo lavorando per ampliarne le funzionalità in modo significativo. L’obiettivo è ottimizzare e accelerare i processi, introducendo sistemi di visual recognition e un assistente strategico che renda la gestione delle CER accessibile anche a chi non ha competenze tecniche.

In prospettiva, stiamo sviluppando un agente AI in grado di assistere gli operatori del settore in tutte le fasi, dal prospect all’offerta, riducendo al minimo gli errori umani e aumentando la produttività.

Le CER rappresentano solo il primo passo di un percorso più ampio. ALPINVISION vuole continuare ad affiancare la transizione sostenibile con quella digitale, sfruttando l’innovazione per contribuire concretamente agli obiettivi di sviluppo sostenibile.

 

di Marco Camporese