AIDP, il valore della community per i giovani HR
Chi lavora ogni giorno nelle Risorse Umane può sentire il bisogno di condividere esperienze, trovare ispirazione e rafforzare le proprie competenze. AIDP (Associazione Italiana per la Direzione del Personale) è il principale luogo in cui questo scambio avviene. Con Sara Sasso, membro del consiglio direttivo di AIDP e Hr Director di Quantum, approfondiamo questa realtà.
Come hai cominciato la professione che ti ha portata a diventare HR Director?
Avendo studiato lingue, sono sempre stata una persona molto curiosa nei confronti degli altri e delle culture straniere. Ho vissuto a lungo all’estero e questo mi ha permesso di guardare il mondo da prospettive diverse. Quando sono entrata in azienda ho scoperto l’ufficio HR. Ho capito che avrei potuto essere di supporto e di aiuto agli altri attraverso questo lavoro. All’inizio del mio percorso ero in Bayer, dove mi occupavo di revisione della struttura HR a livello globale. Successivamente sono stata assegnata a un progetto dove abbiamo dovuto ridisegnare tutti i processi. Ci siamo occupati di mansioni dalla selezione ai payroll alle relazioni sindacali, rimappando tutto con nuovi ruoli come da indicazione di casa madre. È stata una gavetta intensissima perché il progetto ha previsto anche l’implementazione di SAP e ha comportato il coordinamento di diverse risorse. Grazie a questa esperienza, rientrata in Italia, sono riuscita a ricoprire subito il ruolo di HR manager generalista, acquisendo man mano tutte le skill per gestire un dipartimento intero.
C’è stato un momento di svolta significativa nella tua carriera professionale?
A un certo punto mi sono fermata e ho cercato di capire in che cosa ero brava. Ho capito che il dialogo e la gestione delle relazioni erano aspetti che mi appassionavano. Ho deciso quindi di specializzarmi in questa parte facendo un percorso di counseling che è durato tre anni. E’ stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita: se prima il mio focus era soprattutto tecnico, in seguito mi sono concentrata sulla dimensione relazionale. Questo mi ha aiutato a gestire i rapporti con tutti i livelli aziendali affrontando i confronti con maggiore assertività rispetto al passato. Un filo conduttore che ha caratterizzato il mio percorso è che mi sono sempre sentita implementatrice di cambiamento.
Perché entrare in Aidp e qual è il valore aggiunto che da questa associazione?
Per me AIDP rappresenta un luogo sicuro in cui poter apprendere e condividere. Ci teniamo molto che i giovani lo sentano e lo vivano così. In particolar modo per loro, AIDP rappresenta un ambiente dove poter sperimentare, differente dalla azienda dove ovviamente ci si aspetta una performance.
Occupandoti della parte giovanile dell’associazione, quali sono secondo te le strategie più efficaci per attrarre e trattenere i talenti in Italia?
Credo che offrire ai giovani un ambiente di lavoro accogliente sia fondamentale. Questo significa spiegare i meccanismi e le dinamiche interne, avere un’organizzazione chiara e trasparente. Sono presupposti fondamentali affinché una persona si possa sentire in un luogo in cui si possa esprimere al meglio. Questo ovviamente deve andare in modo coordinato con una leadership pronta ad accogliere i giovani. Le ragazze e i ragazzi devono poter sperimentare, sbagliare e quindi essere supportati anche nel comprendere eventuali errori o essere premiati nel momento in cui riesce nel compito che gli è stato affidato.
Ci sono dei progetti, degli appuntamenti significativi come associazione di AIDP per la parte relativa al Nord-est di attività che avete in programma?
Ce ne sono molti, uno fra tutti quello sulla diversità e l’inclusione. Organizziamo continuamente attività, webinar e anche incontri in presenza su questo tema. Si sta lavorando molto per dare supporto, conoscenza e consapevolezza rispetto alla nuova normativa retributiva europea che il prossimo anno ci terrà tutti molto occupati e quindi il gruppo territoriale si è mosso già da inizio dell’estate e farà altre attività prima della fine dell’anno.
Quali sono le prossime sfide per chi lavora all’interno delle risorse umane in Italia dal tuo punto di vista?
La prima è che la funzione HR non può prescindere dal business: in futuro questo sarà un aspetto sempre più determinante. La seconda è che potrà essere davvero utile al business solo se capace di restituire una visione complessiva della realtà aziendale.
Attraverso l’analisi dei dati disponibili, bisogna saperli leggere e raccontare all’organizzazione, mostrando tendenze e dinamiche delle persone che la compongono. Questo consente di rendere consapevoli anche le funzioni verticali, offrendo una visione d’insieme. Analizzare la situazione, individuare i trend e predisporre azioni tempestive per supportare l’evoluzione: queste sono le sfide che ci attendono.
di Marco Camporese 